Il tasso, questo sconosciuto

Ci sono tassi e tassi. Oltre al simpatico animaletto bianconero tutti abbiamo sentito parlare di tassi d’interesse, tassi di crescita, tassi di inflazione. A quanto pare non siamo ugualmente familiari con i tassi di incidenza.

Il tasso di incidenza indica quanti nuovi casi di una certa malattia si verificano in un tempo prestabilito (un mese, un anno, etc.) in una popolazione. E’ semplice da calcolare: al numeratore si mettono i nuovi casi di malattia nel periodo prestabilito e al denominatore la popolazione media da cui quei casi sono stati generati. Si divide tutto e si moltiplica per 1.000, 10.000, 10.0000 etc. per ottenere il tasso finale. Semplice come bere un bicchier d’acqua.

Eppure, nelle ultime settimane, ascoltiamo un mantra noiosissimo a proposito della corrente epidemia di morbillo (sì, è una epidemia). Il (bellissimo) bollettino di Ministero e ISS sul morbillo riporta la distribuzione dei casi di morbillo come proporzione di casi per fascia di età: X% fra i neonati, Y% fra i bambini, Z% fra gli adulti. E’ una maniera standard di mostrare la distribuzione per fasce di età di una malattia. Nell’epidemia in corso (sì, è una epidemia) più della metà dei casi si sono verificati nella fascia di età 15-39 anni:

Il commento più noiosamente comune a questo dato è stato: “Ma allora, se la maggior parte dei casi si è verificata fra gli adulti, le basse coperture vaccinali fra i bambini che c’entrano?!” E giù, ovviamente, con “gomblotto”, “governo ladro”, etc.

A questo punto, è necessario svelare l’arcano epidemiologico. La distribuzione dei casi per fascia di età non indica in quale fascia di età si è verificata la maggiore circolazione del virus. Per un motivo semplice: questa distribuzione percentuale non tiene conto del denominatore. E’ vero che fra neonati e bambini di 1-4 anni si sono verificati meno casi (in numero assoluto), ma è vero anche che la popolazione di bambini fra 0 e 4 anni è molto meno numerosa della popolazione fra 15 e 39 anni! Ecco dunque che corre in aiuto il nostro simpatico amico dal musetto bianco e nero: il tasso.

Se mostriamo gli stessi dati (vi giuro sono gli stessi) come tasso di incidenza per fascia di età, ecco risolto l’arcano:

Nei bambini al di sotto dell’anno l’incidenza di casi di morbillo è stata pari a 40 per 100.000 neonati. Nei bambini fra 1 e 4 anni ha sfiorato i 20 per 100.000. Questi numeri (40, 20 per 100.000) ci indicano il rischio di prendere il morbillo in ciascuna specifica fascia di età.

Cosa ci dice dunque il grafico? Che il rischio di avere il morbillo (e quindi la circolazione di morbillo) è stata molto alta fra i bambini più piccoli (elevatissima fra i neonati), si riduce nella fascia 5-14 (la fascia con le coperture vaccinali più alte) per poi risalire negli adolescenti e giovani adulti, che sono le fasce di età dove sappiamo che si sono accumulati nel tempo molti suscettibili.

Dunque, per chi ancora non vuole capire: il morbillo circola di più laddove la copertura vaccinale è bassa. Non si scappa. Appena in una fascia di età (o in una zona geografica) si accumula una sacca di suscettibili lì scoppia una epidemia (sì, è una epidemia). Pertanto (chi di mantra ferisce di mantra perisce): per eliminare il morbillo bisogna tenere alte (altissime) le coperture dell’infanzia e (congiunzione che significa “in aggiunta”, “inoltre”) recuperare adolescenti e adulti suscettibili.

Suggerimento agli amici che compilano il bollettino. La torta della distribuzione è bella e corretta, ma dal prossimo numero inserite anche il dato dell’incidenza per fascia d’età. Anche se credete che non sia necessario: è che non se ne può più.

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ABOUT THE AUTHOR

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).
72 COMMENTSON “IL TASSO, QUESTO SCONOSCIUTO”
PL Lopalco | 1 luglio 2017 at 18:12 | Rispondi
hai ragione 🙂 l’ortografia non è mai stata il mio forte

Stefania | 1 luglio 2017 at 18:51 | Rispondi
Speriamo che con la chiusura delle scuole diminuiscano i casi, o magari si azzerino. Io ho un bambino di 6 mesi e ho paura per la sua salute.

PL Lopalco | 2 luglio 2017 at 7:38 | Rispondi
Ha ragione, con la chiusura delle scuole i casi diminuiranno (in totale si assiste ad un calo già da fine aprile). Non possiamo ancora sapere cosa succederà dopo la riapertura delle scuole, perché l’ondata epidemica si sta spostando verso le regioni del sud, alcune delle quali presentano dati di copertura allarmanti.

mauro | 1 luglio 2017 at 20:39 | Rispondi
Dottore, grazie per il suo chiarimento. Forse sarebbe opportuno chiedere al Ministero di aggiornare il suo bollettino, aggiungendovi il secondo grafico da lei prodotto. In questo modo si rimuoverebbe l’equivoco e si renderebbe evidente che i bambini con meno di un anno sono quelli più vulnerabili all’epidemia di morbillo.

C | 2 luglio 2017 at 9:11 | Rispondi
Complimenti per la sua capacità di spiegare in termini molto semplici dei concetti importanti. Potrebbe per cortesia intervenire nuovamente sull’epidemia di morbillo di quest’anno focalizzandosi sulla distribuzione per regione in Italia? Guardando le cartine con il numero di casi, un profano si chiede perché le regioni meno coperte da vaccinazioni abbiano meno casi di altre teoricamente più protette. Lei ha già spiegato la sua ipotesi sulla direzione in cui si muove l’epidemia, ed è stata un’informazione importante da comunicare; immagino che ci siano anche altri fattori: mi vengono in mente la popolazione totale di ciascuna regione e la densità abitativa, ad esempio. Grazie ancora.

PL Lopalco | 2 luglio 2017 at 19:30 | Rispondi
Certo, anche lì i dati vanno letti come casi/100.000 abitanti appunto per tenere in considerazione la diversa popolosità di una regione. Le ragioni del diverso numero di casi per regione possono comunque essere molteplici. Mi azzardo in una ipotesi: le regioni a più bassa copertura possono aver avuto epidemie maggiori in passato. Comunque grazie per il suggerimento. Nei prossimi giorni proverò ad analizzare i dati disponibili un po’ più in profondità

Paolo | 6 luglio 2017 at 10:13 | Rispondi
Quindi, fermo restando che il prerequisito di raggiungere l’obiettivo di elevate coperture vaccinali pediatriche sia incontestabile, possiamo affermare che la strategia messa in campo attualmente dalle istituzioni sia INSUFFICIENTE (dato che non prevede nessuna azione per i suscettibili della fascia 15-39) per contrastare l’attuale epidemia di morbillo?
O chi afferma cio’ deve per forza accettare di essere etichettato come no-vax?
O non dobbiamo dirlo perche’ se no si rischia di “indebolire” la battaglia per le coperture vaccinali pediatriche, solo perche’ i no-vax possono fraintendere e prendere solo la parte di verita’ che gli interessa?

Faccio questo commento solo per precisare che se l’obiettivo e’ la salute pubblica, e quindi il contrasto dell’epidemia di morbillo, non si dovrebbe usare questa epidemia SOLTANTO per ribadire l’importanza delle vaccinazioni pediatriche come accade oggi, ma bisognerebbe affrontare efficacemente e tempestivamente l’epidemia stessa su tutti i fronti.
E quindi bisognerebbe, da parte delle istituzioni e dei canali informativi, prendere tutte le azioni necessarie e, come minimo, stigmatizzare i medici e gli operatori sanitari non-vaccinati con la medesima (o anche di piu’) forza usata nei confronti dei genitori esitanti.
Purtroppo quando faccio questi ragionamenti sui social o nei commenti ai vari articoli sul web vengo costamente attaccato dai pro-vax oltranzisti e persino apostrofato come no-vax.

PL Lopalco | 6 luglio 2017 at 10:41 | Rispondi
Caro Paolo,
lungi da me assumere il ruolo di difensore d’ufficio del Ministero. Quello che dici è giusto: per bloccare la circolazione del morbillo (e rosolia annessa) bisogna agire su più fronti. Il decreto sull’obbligo agisce solo uno dei fronti. Ma, del resto, questo decreto non mi sembra sia un decreto sull’eliminazione del morbillo, quanto un tentativo di arginare il calo generalizzato delle coperture vaccinali pediatriche. Visto che mi sono messo a difendere il Ministero, le linee di indirizzo per eliminare morbillo e rosolia congenita erano già state definite nel Piano Nazionale per l’Eliminazione del Morbillo e della Rosolia Congenita (PNEMoRc), in cui si parla chiaramente di recupero dei suscettibili ed azioni specifiche negli operatori sanitari. Non mi sembra che molte Regioni italiane (sono quelle deputate alla implementazione dei Piani) abbiano preso molto sul serio le indicazioni del Ministero. A chiusura, sono solidale con te sui toni beceri che spesso la discussione sulle politiche vaccinali assume in questi giorni sui social. Il “o con me o contro di me” non ha mai fatto bene né alla scienza né alla sanità pubblica.

Paolo | 6 luglio 2017 at 11:30 | Rispondi
Caro PL,
sono d’accordo sul fatto che il DL Lorenzin affronti esclusivamente le coperture vaccinali pediatriche. Sarai anche tu d’accordo con me pero’ che oggi si parla molto spesso di epidemia di morbillo come problema spinoso a cui genericamente si accoppia il decreto vaccine come soluzione.
Non conoscevo il PNEMoRc perche’, non essendo un addetto ai lavori, non se sente parlare molto sui canali informativi piu’ diffusi.
Quindi se il Ministero ha fatto il suo compito e le Regioni sono pigre a recepire ed agire il rpoblema comunque sussiste e le istituzioni (nel suo complesso) non stanno affrontando efficacemente il problema relativo all’epidemia di morbillo in corso.
Eppure tutti oggi continuano a puntare il ditto (mediaticamente e non) sulle coperture vaccinali pediatriche.
Ad ogni bollettino settimanale dell’ISS relativo al morbillo seguiva un articolo sui giornali, un post su FB tuo e/o dei tuoi colleghi, un intervento del ministro sul TG1 etc… che parlava solo del problema (grave e reale, non lo nego) del calo drammatico delle coperture vaccinali pediatriche senza il minimo accenno all’altra parte della questione, pure importante e le cui misure prese con il PNEMoRc sono quindi da considerare inefficaci o comunque meritevoli di un intervento aggiuntivo e tempestivo di cui non si vede/sente traccia.
Il “trend” poi purtroppo continua con le tragiche notizie che ne sono seguite, prese anche in questo caso solo come occasione per ribadire l’importanza delle vaccinazioni pediatriche, lasciando intendere erroneamente (magari anche involontariamente) che da sole possano risolvere il problema ed evitare tali tragedie.
Insomma quello che vedo io e’ che si da l’impressione di voler solo spingere l’acceleratore e pressare i genitori esitanti e non affrontare l’epidemia di morbillo.
E questa situazione, secono il mio modesto parere, sta continuando ad estremizzare le posizioni su 2 fronti contrapposti quasi perdendo di vista, o comunque mettendolo in secondo piano, l’obiettivo reale.

Red5goahead | 14 luglio 2017 at 10:08 | Rispondi
Buongiorno

Come giudica questo intervento di un suo collega ? (fa l’agronomo credo…)

http://22passi.blogspot.it/2017/07/lettera-aperta-del-dott-pietro-perrino.html

mi interessano in particolare queste due affermazioni:

“Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano”

“Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, perché si teme che i bambini non vaccinati possano infettare quelli vaccinati? I bambini vaccinati non sono già coperti? Semmai, sono i bambini non vaccinati che dovrebbero temere di essere infettati. I bambini immunodeficienti che non possono essere vaccinati devono temere di più i vaccinati e meno quelli non vaccinati, i quali almeno avrebbero il merito di non essere portatori, fino a quando non si ammalano.”

PL Lopalco | 14 luglio 2017 at 13:37 | Rispondi
Sono affermazioni così banali che un qualunque studente del mio corso saprebbe rispondere. Non credo che a farle sia un medico.
“Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano”: se la mamma è vaccinata ed ha un buon livello anticorpale (quindi se abbia fatto correttamente i richiami) il neonato avrà acquisito alla nascita una parte degli anticorpi materni attraverso la placenta. Questi anticorpi progressivamente scompaiono e già dopo pochi mesi non potranno certo avere un livello protettivo. Quindi a chi fa questa affermazione si dovrebbe spiegare la differenza fra immunità passiva (che dura pochi mesi) e immunità attiva (quella acquisita con il vaccino) che invece dura anni.
“Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, …”: innanzi tutto si cerca di convincere i genitori a vaccinare i bambini proprio per proteggere innanzi tutto i loro figli. Una sanità che si rispetti deve fare di tutto per offrire a tutti le stesse opportunità di protezione. La vaccinazione, inoltre, serve a proteggere ANCHE quei bambini che non sono protetti: sono quei pochi bambini che non possono vaccinarsi perché immunodepressi e quell’altro gruppo di bambini che, pur essendosi vaccinato, non ha risposto alle vaccinazioni. Sono pochissime le vaccinazioni che conferiscono il 100% di copertura. Il vaccino del morbillo ad esempio dopo due dosi conferisce immunità nel 99% dei vaccinati. Significa che comunque un bambino non vaccinato ogni cento resta suscettibile alla malattia. Per proteggere indirettamente questi bambini è necessario che il virus smetta di circolare.
Ripeto, sono concetti piuttosto banali.