Il Progetto Pertosse, spiegato a chi non riesce a capire

Era il 1992. Io ero un semplice specializzando in Igiene e Medicina Preventiva, quando nel nostro Istituto a Bari si presentò Donato Greco. Direttore del Laboratorio di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, per noi giovani aspiranti epidemiologi era già un mito. Mi chiese con il suo solito stile brusco e diretto se volessi impegnarmi in un progetto molto impegnativo in cui non avrei dormito la notte per almeno tre anni. Ovviamente non ci pensai due volte.

Grazie al Progetto Pertosse, iniziò il mio amore per la scienza, la ricerca, i vaccini e la sanità pubblica.

Il Progetto Pertosse partiva da un grant del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (il massimo ente di ricerca americano nel campo delle malattie infettive) per svolgere in Europa la valutazione di efficacia clinica dei nuovi vaccini acellulari contro la pertosse. Infatti, nello stesso periodo, si svolse in Svezia un progetto gemello.

Perché in Europa? Molto semplice: lo studio era disegnato per valutare l’efficacia protettiva di questi vaccini. Si dovevano cioè reclutare gruppi differenti di bambini da vaccinare con i differenti vaccini e valutare l’incidenza di pertosse nei vari gruppi. Negli USA la copertura con il vecchio vaccino antipertosse era elevata e la circolazione del batterio era già fortemente ridotta. In quelle condizioni l’incidenza attesa di pertosse era troppo bassa per poter avere una sufficiente potenza statistica. Bisognava dunque valutare i vaccini in Paesi dove non si vaccinava di routine contro la pertosse. Era il caso appunto di Italia e Svezia negli anni ’90.

Il disegno dello studio prevedeva un gruppo (30%) cui somministrare il vecchio vaccino cellulare, due gruppi (30% ciascuno) a cui somministrare due nuovi vaccini acellulari (uno Biocine, uno SmithKline Beecham) e un gruppo di controllo vaccinato con il solo DT che rappresentava il 10% della popolazione arruolata.

Obiettivo dello studio era dunque di valutare immunogenicità, sicurezza ed efficacia clinica di questi due nuovi vaccini sia rispetto al vecchio vaccino cellulare, sia in termini assoluti nei confronti di un gruppo di controllo.

Lo studio fu autorizzato sia dal Comitato Etico dell’NIAID sia dal nostro Comitato di Bioetica Nazionale e fu condotto secondo gli standard (per quei tempi di recente diffusione) delle Good Clinical Practice.

Lo sforzo organizzativo fu colossale. Vennero coinvolte 4 regioni Italiane (Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Puglia), dove vennero impiegate con una selezione ad hoc decine di infermiere dedicate esclusivamente allo studio. La risposta del pubblico fu altrettanto eccezionale. Nel giro di pochi mesi furono arruolati quasi 15.000 neonati.

La domanda sorge spontanea: come facemmo a convincere 15.000 famiglie a partecipare ad una sperimentazione condotta rigorosamente in cieco? Semplice, la partecipazione alla sperimentazione offriva numerosi vantaggi:

  1. Partecipando al Progetto Pertosse si aveva la possibilità di ricevere una vaccinazione che normalmente non era offerta nei servizi di vaccinazione italiani
  2. I bambini partecipanti sarebbero stati seguiti personalmente da una infermiera dedicata per tutta la durata del progetto
  3. Ai bambini partecipanti sarebbe stata controllata individualmente la risposta immunitaria dopo ogni dose di vaccino
  4. Alla chiusura dello studio, ai bambini del gruppo di controllo (1 su 10) sarebbe comunque stata offerta la vaccinazione contro la pertosse.

Il rapporto di fiducia che si instaurò con le infermiere del Progetto Pertosse fu mirabile. I genitori le chiamavano spesso perfino per avere consigli anche su temi che esulavano completamente dalle finalità del Progetto.

Alla conclusione del progetto, i dati mostrarono un’ottima efficacia dei due nuovi vaccini (superiore all’80%) ed una bassissima efficacia del vaccino cellulare utilizzato nel progetto (era il vaccino Connaught, uno dei vaccini commercializzati negli USA). Sia ai bambini del gruppo di controllo che a quelli vaccinati con il vaccino Connaught fu offerta la vaccinazione con i nuovi vaccini.

Come atteso, la reattogenicità dei due nuovi vaccini fu di gran lunga migliore rispetto al vecchio vaccino cellulare che provocava molte più reazioni sia locali che febbrili.

Insomma, il Progetto Pertosse fu un grande successo della sanità pubblica Italiana. Gli Svedesi conclusero il loro progetto “gemello” subito dopo e trovarono più o meno gli stessi risultati. Grazie a questi studi, nel futuro immediato furono poi sviluppati i vaccini pentavalenti ed esavalenti.

I risultati del progetto vennero pubblicati sul New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica mondiale. All’epoca, pubblicare sul NEJM, per un ricercatore italiano era un sogno difficilmente raggiungibile.

Perché ho scritto questo post? Per un puro e semplice amarcord? Per fare un po’ di scena comunicando che da specializzando ho infilato il mio nome su un articolo sul NEJM? Purtroppo no.

In questi giorni, la solita canea no-vaxx si è scatenata su un argomento interessante. Per anni avevano predicato che i vaccini non sono mai testati in studi clinici in doppio cieco, spaventando i genitori dicendo che i loro bambini vengono usati come cavie durante i programmi di vaccinazione. Quando poi li si mette di fronte all’evidenza che, al contrario, i vaccini sono sperimentati su neonati e bambini con opportuni studi clinici a cui i genitori volontariamente (e volentieri) aderiscono, scatenano la polemica disegnando il sottoscritto come novello Mengele.

Decidetevi, o l’una o l’altra.

In particolare, uno dei soliti imbecilli, ha ripreso proprio il Progetto Pertosse come esempio di sperimentazione nazista. Come suo solito, ha letto gli articoli pubblicati sul progetto e non li ha capiti. Vi metto qui i link ad alcuni degli articoli pubblicati sulla popolazione dei bambini arruolati per il Progetto Pertosse, che fu poi prolungato come progetto PROPER, su una coorte ridotta di famiglie che diedero la loro autorizzazione a proseguire il follow-up per altri anni dopo la fine del progetto primario. Vedrete che si tratta di riviste internazionali di livello altissimo, su cui i soliti noti non si sognerebbero di pubblicare neanche la notte. Avrete quindi la possibilità di leggere voi stessi di cosa si sia trattato e capire da soli il livello infimo di propaganda cui questi personaggi sono abituati.

 

Greco D. et al. A Controlled Trial of Two Acellular Vaccines and One Whole-Cell Vaccine against Pertussis. New England Journal of Medicine. 1996

Cassone A. et al. Cell-mediated and Antibody Responses to Bordetella pertussis Antigens in Children Vaccinated With Acellular or Whole-cell Pertussis Vaccines. JAMA Pediatrics. 1997

Salmaso S. et al. Persistence of protection through 33 months of age provided by immunization in infancy with two three-component acellular pertussis vaccines. Stage II Working Group. Vaccine. 1998.

Tozzi AE. et al. Reactogenicity and immunogenicity at preschool age of a booster dose of two three-component diphtheria-tetanus-acellular pertussis vaccines in children primed in infancy with acellular vaccines. Pediatrics. 2001

Salmaso S. et al. Sustained Efficacy During the First 6 Years of Life of 3-Component Acellular Pertussis Vaccines Administered in Infancy: The Italian Experience. Pediatrics. 2001.

Tozzi AE. et al. Clinical presentation of pertussis in unvaccinated and vaccinated children in the first six years of life. Pediatrics. 2003

 

 

NOTA A MARGINE

Il Progetto Pertosse NON aveva fra i suoi obiettivi di valutare la sicurezza del Thimerosal, per il semplice fatto che della sicurezza del Thimerosal non gliene fregava niente a nessuno. Si usava da sempre come conservante, erano disponibili già numerosissimi studi sulla sua innocuità, le dosi di Thimerosal contenute nei vaccini rispettavano abbondantemente gli standard previsti dall’OMS.

Quando, a partire dal 2000, il Thimerosal è stato messo sotto accusa dai gruppi no-vaxx come causa delle peggiori nefandezze, allora un gruppo di ricercatori italiani, guidati da Alberto Tozzi, hanno voluto rimettere mano ai dati raccolti nel Progetto Pertosse ed hanno ricontattato un gruppo di famiglie per vedere appunto, a distanza di 10 anni e dopo aver fatto tanti altri vaccini nel frattempo, se fossero evidenziabili dei segni di “danno neurologico” nei bambini vaccinati con vaccini contenenti Thimerosal. Come prevedibile, non è stato trovato nulla di significativo, in linea con gli altri innumerevoli studi fatti con altre coorti di bambini.

Il lavoro lo potete trovare qui

Tozzi AE et al. Neuropsychological Performance 10 Years After Immunization in Infancy With Thimerosal-Containing Vaccines. Pediatrics. 2009

Ecco, l’ho spiegato in parole povere perché sembra evidente che qualcuno sulla rete abbia trovato questo articolo, lo abbia letto (forse) e (sicuramente) non lo abbia capito.

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

6 Comments on "Il Progetto Pertosse, spiegato a chi non riesce a capire"

  1. Era il gennaio 1993, io avevo 6 mesi e presi la pertosse. Mia mamma e le mie nonne mi ricordano sempre che periodo orribile ho passato (e fatto loro passare) sempre e costantemente in braccio a loro, giorno e notte. Gli attacchi di tosse mi facevano vomitare, soffocare, diventavo blu. Mia mamma dice sempre che rimpiange il fatto di non aver saputo che esistesse il vaccino. Ed io,essendo cresciuta con questo racconto nelle orecchie, non riesco a capire i no vax. Basta parlare un attimo con i nostri nonni per capire che non è vero che “si stava meglio quando si stava peggio”. Mio nonno (91 anni) ha visto una sorellina di 2 anni morire di broncopolmonite ed un’altra ammalarsi di polio. Qualche tempo fa leggeva il giornale e mi ha chiesto “ma sono scemi questi no vax? I vaccini che facevamo noi saranno ben stati peggiori di quelli di adesso!”. Lo sa mio nonno che la ricerca va avanti e che i vaccini sono sempre più efficaci e sicuri,perchè i no vax non lo capiscono? Bah..
    Io la ringrazio prof. Lopalco. Per il lavoro che ha fatto,che sta facendo e che farà ancora. Grazie!

  2. Gaetano Maria Fara | 4 marzo 2019 at 17:07 | Rispondi

    Ricordo anch’io quegli anni ed il lavoro fatto in occasione del PROGETTO PERTOSSE. Ero appena planato sulla Cattedra di Igiene della Sapienza, trasferendomi da Milano. Donato Greco, che avevo conosciuto “ragazzino” all’epoca della vicenda Seveso, mi chiese di assumere il ruolo di Safety Officer del progetto, di essere cioè l’unico depositario delle chiavi di lettura dei lotti di vaccino cellulare, di vaccino acellulare e di placebo che per gli sperimentatori erano invece accuratamente secretati. Dovevo in alcuni casi andare a vedere a quale lotto appartenesse una fiala che era diventata inutilizzabile, per poterla sostituire con una corrispondente. Dei tanti eventi ricordo con simpatia, ma anche con un po’ di imbarazzo, una battuta che mi scappò dopo che da una stessa ASL (allora USL) del Veneto, nel giro di poco tempo, erano pervenute parecchie richieste di sostituzione di fiale “Ma quando vaccinate, tenete ben strette le fiale con le mani e lasciate perdere l'”ombra”! Apriti cielo! Mi accusarono di razzismo, di disprezzo per la periferia, di stupida superiorità dell’astemio (che non ero!) verso chi onora il vino, realtà più culturale che ludica. Poi si fece la pace, ovviamente brindando. Battute a parte, confermo che la sperimentazione fu di una qualità scientifica ma anche orgnizzativa che fece crescere tutti i partecipanti, e fu merito particolare di Donato Greco. Mi riportò alla mente la sperimentazione, cui avevo partecipato a Milano da neolaureato, dell’OPV di Sabin.

    • Che onore ospitare il commento del Prof. Fara! E che bel ricordo… e comunque gli echi della storia da Lei raccontata arrivarono anche in Puglia 🙂

  3. Maurizio Bagnoli | 22 marzo 2019 at 16:33 | Rispondi

    Lavoro come ISF nel settore vaccini dal 1993. Qual è stato il primo vaccino che ho lanciato ? Acelluvax, che ci fu presentato in riunione da Rino Rappuoli in persona, che ci trasmise l’ Importanza di un vaccino così rivoluzionario ( avendo una tossina della pertosse geneticamente modificata ) e l’ orgoglio di averlo progettato in Italia, nei centro ricerche Sclavo.

  4. Mi sono beccata la pertosse quando avevo sei mesi, di quel periodo ovviamente non rammento nulla, ma i miei genitori sì, e per loro non è affatto un bel ricordo. Ora sto entrando nel secondo trimestre di gravidanza, e in occasione della prossima vaccinazione del mio primogenito prenoterò la vaccinazione per la pertosse da fare all’inizio del terzo trimestre, e sono ancora più convinta di farla, dato che mio figlio o mia figlia nascerà in pieno inverno. È incredibile che non me l’abbiano proposta per la prima gravidanza, iniziata a fine 2017, ma stavolta mi sono informata bene, e la chiederò di mia iniziativa. Faccio bene?

    • Cara Caterina,
      la pratica di vaccinare contro la pertosse in gravidanza è arrivata in Italia un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi, ecco perché nel 2017 nessuno le ha detto nulla. Comunque sono felice che per questa gravidanza abbia fatto la scelta giusta. Purtroppo gli unici casi gravi di pertosse che oggi osserviamo sono proprio quelli nei primi mesi di vita e l’unico modo per prevenirli è proprio vaccinarsi nell’ultima fase della gravidanza (dopo la 27ma settimana) in modo da trasferire gli anticorpi al bambino.

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