Non c’era una volta

La narrazione comune nel dibattito sui vaccini è solitamente dominata da due estremi.

Da una parte la propaganda anti-vaxx, che raccoglie e diffonde storie di genitori la cui vita è cambiata da quando il loro bambino ha subito danni permanenti a causa della vaccinazione. Dall’autismo, ai danni neurologici permanenti, fino alla morte improvvisa. Non importa se le evidenze scientifiche ci dicono che questi eventi non sono mai correlati se non solo temporalmente con la vaccinazione. Quei racconti rappresentano la verità per quei genitori e diventano veri per tutti coloro che accettano quella narrazione. E, ovviamente, per tutti i ciarlatani che di quelle storie ne approfittano come avvoltoi.

Dall’altra parte, chi vuole sostenere l’importanza della vaccinazione controbatte con storie altrettanto forti emotivamente. Storie di bambini inequivocabilmente danneggiati dalle malattie infettive prevenibili dai vaccini: meningite, morbillo, pertosse. Vedere un neonato cianotico  intubato per colpa di una pertosse è altrettanto dirompente quanto un bambino su una sedia a rotelle. E qui nessuno può dubitare sul fatto che la pertosse sia una malattia causata da un batterio prevenibile con la vaccinazione del bambino e di chi gli sta intorno.

Ad una narrazione emotiva si risponde con un’altra narrazione di impatto uguale e contrario. Ma funziona?

Nessuno oggi si chiede se non fosse il caso di dare voce alla massa enorme di genitori che hanno vissuto la vaccinazione per quello che è: cioè qualcosa in cui NON SUCCEDE NULLA.

Perché il vaccino serve proprio a questo: a non far succedere nulla. E questo, lo sanno bene tutti quelli che ogni giorno in Italia vaccinano milioni di bambini, rappresenta la norma. Una iniezione, si torna a casa e dopo qualche ora ci si dimentica anche di averla fatta. Con il grande vantaggio che quando si incontra l’agente infettivo, ancora una volta, NON SUCCEDE NULLA.

Ecco dunque dove possiamo impegnarci. Raccontiamo queste storie mai raccontate, storie di genitori e di bambini a cui non è successo nulla.

 


 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

6 Comments on "Non c’era una volta"

  1. Laura Comanducci | 22 gennaio 2019 at 15:46 | Rispondi

    Buongiorno,ho una bimba di 2 anni e mezzo-poco più)nata il 29/04/2016.E’ una bimba sane e vivace .Ha tutti i vaccini anche quelli che erano a pagamento e quindi non obbligatori.mi riferisco a quello del meningo cocco-somministrano in 3dosi-La bimba ha sempre pianto un pochino,le è venuta anche qualche linea di febbre o le si è gonfiata un pochino la parte dove le hanno fatto la puntura.Reazioni che ci erano state date come possobili che si sono risolte in pochi giorni. Ho medici in famiglia e quindi l idea di non vaccinare non è mai stata presa in considerazione. Inoltre,il materiale informativo della Regione E-R sull’ argomento è di facile comprensione ed utile a dirimere eventuali dubbi.

  2. Avrei alcune considerazioni da fare sul seguente passaggio:

    “E qui nessuno può dubitare sul fatto che la pertosse sia una malattia causata da un batterio prevenibile con la vaccinazione del bambino e di chi gli sta intorno.”

    Credo sia importante sottolineare come sia stata messa in dubbio la capacità del vaccino acellulare di indurre efficacemente l’immunità di gregge per la pertosse.
    Quindi credo sarebbe più corretto non dare troppa enfasi alla protezione di un bambino con la vaccinazione dei suoi stretti familiari, perchè cio potrebbe essere non strettamente vero.
    Anzi, paradossalmente, la trasmissione della pertosse potrebbe essere “agevolata” in modo del tutto inconsapevole in quanto si potrebbe essere (da vaccinati) vettori della malattia pur essendone protetti e senza averne alcun sintomo.

    • Il problema della pertosse risiede nella durata della protezione immunitaria. Sia quella indotta da vaccino sia quella indotta da infezione naturale. Una vaccinazione recente dei contatti di un neonato potrebbero proteggerlo. Il problema è che dovrebbero vaccinarsi TUTTI i contatti, ragione per cui questa strategia è stata in gran parte abbandonata.
      Il fatto che un vaccinato potrebbe trasmettere l’infezione più di un non vaccinato non mi trova assolutamente d’accordo. La pertosse ha un lungo periodo di contagiosità che inizia in incubazione e si prolunga per tutta la fase iniziale della malattia. I non vaccinati contagiano tranquillamente chi gli sta intorno proprio perchè non si rendono conto di essere contagiosi. Un vaccinato, anche se la vaccinazione non ha funzionato al 100%, almeno è meno contagioso. Purtroppo chi è portatore lo è sempre in maniera inconsapevole.

  3. Ok, stabilito che il problema maggiore è nella durata della protezione la questione dell’immunità di gregge conferita dal vaccino rimane.
    Intanto l’uso del condizionale (…potrebbero proteggerlo) è almeno più corretto, visto che non si conosce in che percentuale di casi un vaccinato che entra in contatto con il batterio possa poi contagiare terze persone.
    E’ chiaro poi che, in assenza del suddetto dato, è difficile stabilire se un vaccinato possa essere più (o meno) efficace nel trasmettere il batterio in questione.
    La questione della diversa durata della finestra temporale di contagiosità tra un vaccinato e un non-vaccinato esula dalle mie competenze/conoscenze e probabilmente anche per questo aspetto non esistono dati a sufficienza per poterlo stabilire con certezza. Magari mi sbaglio e chi, come lei, è del settore ha dei dati più precisi in merito.
    Il punto è che nella comunicazione al pubblico, questo aspetto è totalmente ignorato o messo in secondo piano, per cui il messaggio che passa è che vaccinando i contatti stretti di un neonato lo si protegge (senza condizionale). Poi se si verifica lo spiacevole evento di un pericoloso caso di pertosse in un neonato capita che si vada alla ricerca spasmodica del colpevole tra varie categorie di persone (no-vax, esitanti, pigri e/o distratti, etc…) escludendo del tutto la possibilità che un contatto stretto del neonato possa aver trasmesso la malattia anche se vaccinato.

    • Non sono d’accordo. Credo che non sia una comunicazione errata se dico che vaccinando TUTTI i contatti di un neonato lo si protegge (senza condizionale). Mettendo un neonato in un seggiolino in auto lo si protegge? Certo che si. E’ sicuro che non gli succeda nulla in caso di incidente? certo che no. Il discorso è lo stesso per i vaccini. I vaccini proteggono dal contagio, che non vuol dire che garantiscono l’assenza del contagio. Detto questo, la brutta abitudine di cercare il colpevole da parte dei responsabili della comunicazione dovrebbe smettere. Cercare la fonte di contagio è un lavoro da professionisti e per professionisti e non serve a indicare l’untore ma per mettere in moto le azioni di prevenzione.

  4. Con la premessa che il mio intento non è polemico ma solo quello di fare una discussione costruttiva e cercare di capire un po’ meglio l’argomento, vorrei continuare il discorso.

    Quello che io evidenziavo è che c’è una notevole differenza, per esempio, con il vaccino del morbillo per cui, se ben ricordo, le evidenze scientifiche ci dicono che un vaccinato (se è responder) non trasmette la malattia ad altri.
    Invece, secondo il CDC, il vaccino acellulare per la pertosse potrebbe non prevenire la colonizzazione e/o la diffusione del batterio. C’è anche il noto studio sui babbuini che va nella stessa direzione.
    Possiamo dire che rispetto ad altri vaccini ci sono molte più incertezze riguardo l’efficacia nell’indurre immunità di gregge?
    Ci sono dati numerici disponibili che diano un’idea di quale percentuale di vaccinati risulti poi un possibile vettore di contagio?
    Possiamo sempre dire che il “seggiolino della pertosse” protegge il neonato alla stessa stregua del “seggiolino del morbillo” anche se abbiamo vaccinato TUTTI i contatti?

    In virtù di questi quesiti mi sembrava più corretto usare il condizionale.
    Ma non ho la pretesa di voler ragione a tutti i costi.

    Grazie per la disponibilità.
    Saluti.

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