Si, ma solo su misura

“Vogliamo vaccini puliti, singoli e personalizzati”. Soddisfare queste tre richieste, strano ma vero, è piuttosto semplice.

Sui vaccini puliti, credo che sia già stato detto tutto il dicibile. I processi di produzione dei vaccini, condotti nelle più strette condizioni di sterilità, essendo prodotti biologici, sono i più “puliti” che qualunque ingegnere industriale possa immaginare. Sulle nano-fesserie stendiamo un velo e passiamo oltre.

Per quanto riguarda i vaccini singoli, anche, abbiamo più volte ripetuto come i vaccini combinati sono un progresso della tecnologia farmaceutica a cui sarebbe da imbecilli rinunciare, esponendo i bambini allo stress e ai rischi legati ad iniezioni multiple. I presunti miglioramenti in sicurezza, offerti dai vaccini singoli, sono il frutto di teorie maldestramente formulate e, comunque, mai dimostrate.

Parliamo qui di vaccinazioni personalizzate. Su misura per ogni singolo bambino. A questo proposito farò una rivelazione sconvolgente: le vaccinazioni, per come sono organizzate oggi, sono già personalizzate!

Personalizzata è la scelta dei vaccini inseriti nel calendario. Forse non tutti sanno, infatti, che delle circa 30 malattie per cui oggi è disponibile un vaccino, solo 16 sono incluse nel calendario del Piano Nazionale Vaccini. Di queste, solo 13 sono pensate per la somministrazione nel corso dell’infanzia. L’HPV si somministra a partire dall’adolescenza e Herpes Zoster e Influenza sono pensati per l’adulto/anziano.

Un’ulteriore personalizzazione risiede nella condizione epidemiologica della Regione di residenza. L’epatite A, ad esempio, è offerta solo a bambini ed adolescenti residenti in Puglia, dove l’epatite A – in un passato non lontano – ha provocato estese epidemie.

Ma la vera, ed importante, personalizzazione si effettua nel corso della visita pre-vaccinale. E’ il pediatra che visita il bambino, infatti, che decide – sulla base di una attenta anamnesi – se e quali vaccinazioni il bambino può ricevere.

Esistono infatti controindicazioni e precauzioni alla esecuzione dei vaccini. Il pediatra e l’operatore dei servizi vaccinali le conoscono bene e, dopo l’anamnesi, hanno gli elementi sufficienti per decidere cosa fare. Basta l’anamnesi. Come abbiamo più volte ripetuto, esami allergologici, immunologici, genetici, ecc. ecc. prescritti prima di una vaccinazione servono solo a buttar via soldi e provocare un ulteriore fastidio al bambino. Sono privi di alcun significato clinico.

Alcune vaccinazioni, poi, vanno effettuate solo in soggetti a rischio. Esempio: la vaccinazione contro lo pneumococco o l’Haemophilus influenzae tipo b vanno eseguite nei soggetti splenectomizzati ad ogni età. O la vaccinazione influenzale, che è raccomandata in tutti i bambini asmatici o portatori di altre patologie croniche. La lista di vaccinazioni raccomandate in soggetti con particolari patologie è lunga e servirebbe più di un articolo sul blog per descriverle tutte.

Infine, esistono vaccini che si raccomandano in occasioni particolari come viaggi all’estero o per particolari attività lavorative.

Ditemi voi se questa non è personalizzazione.

Alcuni genitori, confusi da qualche pediatra a caccia di clienti, hanno invece un’idea strana del calendario “personalizzato”. Credo che lo immaginino come una specie di menu all’interno del quale scegliere quale vaccino fare, quale scartare e, soprattutto, a che età farlo. Qualche medico furbacchione ha ben intuito che, facendo finta di identificare nel singolo bambino questa o quella condizione e proponendo, di conseguenza, di vaccinarlo seguendo uno schema fantasioso, si garantisce la fiducia incondizionata dei genitori. Quale genitore non sarebbe gratificato da simile comportamento! “Il mio bambino è unico e merita attenzioni uniche e trattamenti su misura”. Questo comportamento è privo di ogni logica medica, oltre che di qualsiasi evidenza scientifica. Non esiste un motivo per cui un bambino di 13 mesi abbia bisogno di un vaccino contro il morbillo, ma non contro la parotite. O un bambino di 2 mesi che debba essere vaccinato contro il tetano e non contro la difterite. Chiunque proponga il contrario, lo fa in base a teorie astruse mai sottoposte al vaglio dell’evidenza scientifica.

Seguire questi calendari “personalizzati” mette a serio rischio la salute del bambino. Per due motivi. Il primo è perché si tiene il bambino scoperto da importanti malattie senza alcun motivo plausibile per periodi più o meno lunghi. Il secondo è perché per i vaccini oggi in uso la maggior parte dell’evidenza e della letteratura disponibile in relazione ad efficacia e sicurezza si riferisce ad un uso appropriato del vaccino. Usare gli stessi prodotti al di fuori del range di età per cui sono stati disegnati e clinicamente testati è inutilmente rischioso.

La personalizzazione, quindi, va benissimo. Ma facciamola decidere al pediatra (preferibilmente uno con laurea, specializzazione e ancora iscritto ad un Ordine dei Medici).

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

16 Comments on "Si, ma solo su misura"

  1. Salve Professore,
    Un mese fa mio padre di 73anni ha effettuato il richiamo del tetano.
    Mi ero raccomandato di far presente al centro vaccinale di somministrare il trivalente compreso di pertosse (visto che ho un bambino piccolo e uno in arrivo) ma gli hanno somministrato solo il vivamente.
    Volevo sapere se per gli over 70 quindi non è più consigliabile La percosse oppure quel giorno (ma non ho capito bene) erano sprovvisti.

    • Ha fatto bene a richiedere il trivalente, per via della vicinanza al nipotino. Ho paura che alla ASL non abbiano preso in considerazione questa scelta per motivi o amministrativi (non era previsto nel loro calendario) o organizzativi (non lo avevano)

  2. *Bivalente Non vivamente…se però sempre così si chiama

  3. Scusate, non ho nulla da aggiungere al post, ma mi voglio iscrivere ai commenti 😉

  4. Mi aiuterebbe cortesemente ad argomentare una discussione con una conoscente no-vax? Lei sostiene che sta ritardando le vaccinazioni perche’ tanto a 2 mesi il figlio non potra’ mai prendere il tetano e quindi preferisce farsi il suo “calendario personale”. E’ corretto dire (mi pare di averlo letto da qualche parte ma non trovo piu’ la referenza!) che serve iniziare a 2 mesi perche’ comunque la risposta del sistema immunitario non ci mette un giorno ad attivarsi? grazie!!!

    • Senza togliere nulla all’esperto, dico che la tua è una perdita di tempo. Qualunque cosa dici verrà seguita da un “sì, ma”, fini a che, esausta, non ti arrendi.
      La prova? Basta gugolare è trovi la risposta in un secondo. Se uno fosse davvero interessato alla risposta la troverebbe da sè.

    • Certo. Il calendario si inizia a due mesi non certo per un capriccio. Innanzi tutto in quel calendario a due mesi insieme al tetano sono previste le vaccinazioni contro Hib e pertosse, entrambe malattie pericolosissime nei primi mesi di vita. Pensi che per proteggere il neonato dalla pertosse si sta avviando la vaccinazione delle mamme in gravidanza! Poi c’è il motivo che dice lei. per il tetano in particolare il bambino comincia ad essere a rischio appena entra in contatto diretto con il mondo esterno, quindi appena inizia a gattonare. Per avere una buona immunità una dose di vaccino non basta. Iniziando a vaccinare a due mesi, il bambino avrà raggiunto una buona protezione intorno all’anno di vita. Pensi che gli inglesi, proprio per questo problema, usano un calendario con tre dosi a 2-3-4 mesi più un richiamo a 12 mesi. A questo si aggiunge una domanda necessaria: perché non iniziare a due mesi? Sulla base di quali evidenze? Solo perchè una mamma ha l’impressione che il bambino sia “troppo piccolo”? Le evidenze scientifiche (e l’esperienza di centinaia di milioni di vaccinazioni negli ultimi decenni) sono tutte concordi nel dire che la vaccinazione a due mesi è sicura ed efficace. Credi che basti ad argomentare?

  5. Francesco Di Reda | 12 settembre 2017 at 22:25 | Rispondi

    Analisi molto scorrevole e chiara. Grazie.
    Non mi è chiaro solo che interesse dovrebbe avere il pediatra di base a “fidelizzare” i genitori con queste frottole, visto che viene pagato lo stesso dal SSN

    • Innanzi tutto la maggior parte dei medici che fanno disinformazione non lavorano in convenzione ma come liberi professionisti. Tranquillizzare una mamma che non le si faranno tutti i vaccini, che il suo bambino merita una attenzione speciale, ecc. ecc. è la maniera migliore per garantirsi una clientela sicura fatta appunto da genitori esitanti.

  6. Virginia Gentile | 20 settembre 2017 at 11:15 | Rispondi

    Gentile Dott LoPalco

    vorrei sottoporle il caso di mio figlio che probabilmente è un caso primo riguardo la sua situazione vaccinale ..
    mio figlio 5 anni è putroppo autistico e come sapra ogni autuistico è autistico a modo suo
    il mio bambino dice qualche parolina e quando vuole si fa capire non ha stereotipie

    l unico vaccino che ha ricevuto (l anno scorso quando avevamo gia la diagnosi dello Stella Maris dove tornero lunedi prossimo per il controllo annuale)è stato il quadrivalente meningite ( a c w y135)

    ora ha 5 anni e se non presento le vaccinazioni obbligatorie non potro portarlo all asilo..vorrei farle ma se mandassi all aria i piccoli progressi che ha fatto negli ultimi 2 anni?e poi i vaccini esavalenti sono stati testati su bambini di mesi ci sarebbero problemi ad inoculare un esavalente in un bambino piu grande?

    vi sono controindicazioni per i bambini autistici?

    dovrei seguire un calendario diverso? ci sono problemi se ho effettuato prima quello della meningite?

    potrebbe illuminarmi dottore?
    ringrazio anticipatamente per una sua cortese risposta

    • Gentile Virginia, il caso di suo figlio non è assolutamente unico. Molti genitori come lei ha scelto di non vaccinare il proprio bambino per paura che il vaccino potesse aggravare delle situazioni pre-esistenti. Riguardo la sua paura di madre nel vedere bloccati i progressi cognitivi di suo figlio a causa di un vaccino le faccio una semplice domanda: certamente in 5 anni il suo bambino avrà avuto qualche infezione (una bronchite, un’influenza, ecc). Crede che quelle infezioni abbiano avuto alcuna impatto sullo sviluppo psicomotorio del suo bambino? Immagino di no. Ebbene, una vaccinazione – in termini di impegno dell’organismo – ha lo stesso effetto di una infezione, ma in miniatura, perché lo stimolo immunologico di una vaccinazione è inferiore a quello di una infezione naturale. A questo le aggiungo che non esiste nessuna evidenza scientifica per cui ad un bambino con problemi dello spettro autistico non debbano essere fatte le vaccinazioni.
      Per quanto riguarda la scelta del vaccino può decidere se fare dei vaccini separati (esempio un quadrivalente + vaccino epatite B + vaccino haemophilus) o fare direttamente l’esavalente. Le linee guida internazionali e il parere dei pediatri è unanime sul fatto che gli esavalenti possono essere usati senza problemi fino al compimento dei 7 anni (6 anni e 365 giorni). Oltre questa età bisogna utilizzare ormai i prodotti disegnati per gli adulti. E’ vero che lo specifico vaccino esavalente è stato sperimentato in bambini fino a 36 mesi di vita, ma esistono evidenze da prodotti molto simili (appunto i quadrivalenti e i pentavalenti) che il vaccino funziona bene ed è sicuro almeno fino a 7 anni di età. Ovviamente con il vaccino già fatto contro la meningite non esiste alcuna interferenza.

      Spero di esserle stato di aiuto. Sono sicuro che al servizio vaccinale le diranno più o meno le stesse cose che le ho scritto qui.

      Cari saluti

  7. Corrado Roeper | 12 ottobre 2017 at 17:56 | Rispondi

    Gentile Professor Lo Palco,
    sono un genitore free-vax e vorrei sapere la sua opinione riguardo il seguente problema:
    Limitiamoci solo al morbillo:
    a) i ‘non responder’ sono gli stessi dei ‘portatori sani’? Se no, qual’è la differenza tra loro?
    b) il vaccino contro il morbillo evita sempre, in tutti i casi, che questo bambino NON possa trasmettere il virus ad altri bambini? Oppure è possibile che un bambino vaccinato possa comunque trasmettere il virus. Non mi riferisco al virus attenuato del vaccino, ma a quello selvaggio. Se sì, qual’è la percentuale di questi bambini vaccinati, ma comunque sempre possibili ‘untori’ per quanto riguarda il virus selvaggio?
    c) un bambino non vaccinato e NON malato di morbillo può trasmettere il morbillo?
    d) un bambino vaccinato e NON malato di morbillo può trasmettere il morbillo?
    e) un bambino NON vaccinato, che si prende il morbillo e supera la malattia, può trasmettere il morbillo?
    Mi è difficile delineare in modo chiaro le diverse situazioni ipotizzabili. Ci vorrebbe più spazio. Comunque credo lei abbia capito dove voglio arrivare. Sarei grato se sapesse indicarmi gli studi dove questo tema è stato trattato. Il Dott. Maurizio Romani sostiene, per esempio, che il vaccino contro la difterite combatte solo i sintomi della malattia, ma non la sua trasmissibilità. Conosco molto bene l’inglese.
    La ringrazio per qualsiasi lume mi può dare.

    • Il buon Lopalco sono certo risponderà alle varie domande. In modo esauriente. Io invece ne ho un’altra per te: per quale motivo hai sentito il bisogno di esordire dicendo “sono un genitore free-vax”?

      • Corrado Roeper | 16 ottobre 2017 at 16:55 | Rispondi

        Perchè credo sia necessario avvertire il lettore di un eventuale conflitto di… pregiudizio, visto che siamo tutti esseri umani e, per quanto colti ed esperti possiamo essere, l’auto-conoscenza ci rivela che i pregiudizi possono sempre giocarci brutti scherzi.

    • Gent.mo Sig. Roeper
      provo a rispondere partendo da una premessa che da sola chiarisce molti di questi dubbi: il morbillo è una malattia virale infettiva acuta che non prevede lo stato di portatore cronico. Il soggetto infetto è contagioso in fase di incubazione (qualche giorno prima che compaiano i sintomi) fino a qualche giorno dopo la comparsa dell’esantema. Quindi passo ai suoi dubbi:
      a) come ho detto prima, non esistono ‘portatori sani’ per il morbillo, a meno che non si riferisca ai portatori in incubazione. I ‘non responder’ sono quei pochi bambini che pur essendo stati vaccinati non hanno sviluppato l’immunità. Dopo due dosi questa quota è molto bassa (circa 1%)
      b) il bambino vaccinato può trasmettere il virus (selvaggio) solo se è un “non responder”. Per poter trasmettere il virus, come ho detto, bisogna subire l’infezione e quindi bisogna non essere immuni
      c) si, durante il periodo di incubazione
      d) si, ma solo se è un non responder che si è infettato ed è in incubazione di malattia
      e) no, se si supera la malattia generalmente residua una buona immunità e quindi non ci si infetta più.

      Guardi, questi concetti sul morbillo son o abbastanza basilari, quindi queste informazioni le può trovare su qualsiasi buon testo di malattie infettive. Conoscendo l’inglese, le consiglio di visitare il sito http://www.cdc.gov e leggere i fact sheets sul morbillo.

      La difterite è una malattia (e infezione) molto più complessa. E’ vero che il vaccino è rivolto solo contro la tossina, ma esistono forti evidenze che nelle popolazioni vaccinate i ceppi di C. diphtheriae produttori di tossina non circolano più. Questo probabilmente è dovuto al fatto che la tossina sia un fattore di virulenza del batterio. Se nei vaccinati la produzione di tossina viene inibita dalla presenza di anticorpi antitossina, questi ceppi non riescono a diffondersi con efficacia.

      Spero di averle chiarito qualche dubbio

      • Corrado Roeper | 16 ottobre 2017 at 16:48 | Rispondi

        La ringrazio molto per il suo tempo. Ora devo riflettere ed eventualmente, se ha ancora pazienza per me. Le farò qualche altra domanda.

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