Chi risica rosica?

L’ultimo bollettino settimanale sul morbillo ci racconta una epidemia che non fa promettere nulla di buono per la riapertura delle scuole.

Ma cosa rischia un bambino non vaccinato a trovarsi in una situazione epidemica del genere? Possiamo stimare questo rischio sulla base delle informazioni disponibili?

Ci proviamo. Prendiamo la fascia di età pre-scolare da 1 a 4 anni. Sotto 1 anno tralasciamo la stima, visto che si tratta di poveri innocenti che non avrebbero potuto vaccinarsi anche a volerlo. Gli esperti di Ministero e ISS ci dicono che l’incidenza media di morbillo in quella fascia di età è pari a 24 casi ogni 100.000 abitanti. Un  po’ difficile a figurarsela. Se la trasformassimo in percentuale, parleremmo di un rischio pari a 0,024%. Direi bassino.

Ma ragioniamo sui numeri: questo rischio equivale al rischio medio di un qualsiasi bambino italiano di età fra 1 e 4 anni. Indipendentemente da dove vive e se si sia o meno vaccinato. Proviamo a concentrarci su un’area epidemica, come la Regione Lazio.

In Lazio si sono verificati 1.354 casi. Di questi, 162 dovrebbero essersi verificati nella fascia di età 1-4 anni (il 12%). E, di questi, 144 (l’89%) non erano vaccinati. Nella regione in quella fascia di età sono residenti 210.817 bambini. Ipotizzando una copertura vaccinale media dell’89%, nel Lazio sono residenti 23.190 bambini non vaccinati contro il morbillo fra 1 e 4 anni. Di questi 23.190 bambini suscettibili, 144 hanno preso il morbillo: cioè 1 bambino ogni 161 o, in percentuale, lo 0,6%.

Il rischio per un bambino non vaccinato in una situazione epidemica (quindi in una singola stagione) è quasi dell’1%. Questa stima è molto realistica, visto che, in assenza di vaccinazione, la probabilità di contrarre il morbillo nel corso della vita è virtualmente pari al 100%.

Molto? Poco? Confrontiamo questo rischio con i rischi legati alla vaccinazione. La complicanza più grave che può dare una vaccinazione con MPR è la trombocitopenia (calo di piastrine), stimata in 1 caso ogni 40.000 vaccinati, cioè lo 0,0025%. Nella casistica italiana la trombocitopenia era presente nel 4% dei casi di morbillo. 4% contro lo 0,0025% della vaccinazione.

Nota: da sottolineare che tutti questi calcoli sono basati su dati di sorveglianza, che notoriamente sono sottostimati. Probabilmente il rischio reale nella popolazione è maggiore.

In sostanza: se vogliamo giocare alla roulette con i nostri figli e li lasciamo senza copertura vaccinale in una situazione epidemica li stiamo sottoponendo ai seguenti rischi:

0,6% di prendere il morbillo

0,06% di avere una polmonite da morbillo

0,06% di avere una epatite da morbillo

0,05% di avere una insufficienza respiratoria

Se dunque pensate che il rischio di malattia per un bambino non vaccinato sia basso, proprio in questo momento vi sbagliate di grosso.

 

 

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

47 Comments on "Chi risica rosica?"

  1. “Il rischio per un bambino non vaccinato in una situazione epidemica (quindi in una singola stagione) è quasi dell’1%. Questa stima è molto realistica, visto che, in assenza di vaccinazione, la probabilità di contrarre il morbillo nel corso della vita è virtualmente pari al 100%.”

    Questo passaggio secondo me non si capisce… L’ho dovuto rileggere più volte, ma la storia dell1% è del 100% non mi è chiara.

    Inoltre, se ho capito bene 1 individuo su 10 che prende il morbillo dovrà vedersela con polmonite, epatite o non so cos’altro?

    Secondo me sarebbe più chiaro usare numeri e non percentuali. 1 bambino su 160 prenderà il morbillo. Di questi, 1 su 10 avrà complicazioni quali x-y.
    Facciamo il paragone tra l’effetto peggiore del vaccino che colpisce 1 bambino vaccinato su 40000, ma 1 su 25 se prende il morbillo. Quindi nel Lazio tra i non vaccinati che prendono il morbillo se la beccheranno in poco più di 50, mentre tra i vaccinati meno di 5 (se ho fatto bene i conti).

    Insomma usando numeri veri secondo me il messaggio arriva prima (anche se ho già detto in numerosi commenti, non farà alcuna presa su chi è vaccinato contro articoli come questo…). Speriamo serva ai dubbiosi, è per questo bisogna essere il più leggibile possibile.

    • Capisco il problema, pensavo fosse più semplice. Il fatto è che un rischio va espresso in percentuale. Inoltre, i numeri assoluti già ci sono: in un anno nel Lazio ci sono stati X bambini che hanno preso il morbillo e, di questi, Y avranno una polmonite. Ho paura che un numero assoluto aumenti ancora di più la distanza dalla realtà: “100 casi di morbillo fra i bambini? che vuoi che sia in una regione grande come il Lazio? sicuramente mio figlio non sarà fra quei 100”. Dire che ogni anno ho una probabilità su 100 di beccarmi la malattia se non mi vaccino, spero sia più immediato. Comunque, alla fine, chi non vuol capire non capirà

    • Premesso che sicuramente chi non vuol capire non capirà, a mio avviso quando parli del calo di piastrine ha più impatto dire che è più presente, in termini assoluti e non solo di percentuale, tra chi non si vaccina che tra chi si vaccina.
      La percentuale è difficile da visualizzare data l’enorme differenza numerica tra i due gruppi.

  2. Come al solito sbagli e cosa ci puoi fare…sei fatto cosi! Non è una epidemia, il morbillo è endemico.

  3. Questa analisi, ineccepibile, farà sicuramente poca presa su genitori che, a suo tempo, hanno avuto il 100% di probabilità di contrarre il morbillo e l’anno contratto, senza conseguenze: l’essere umano tende a giudicare in base alla propria esperienza.
    Sarebbe davvero opportuno che facesse preso sul Ministero delle Salute e sull’Assessorato del Lazio.
    Di fronte all’emergenza epidemica in atto nel Lazio, aver imposto per legge ulteriori sei vaccinazioni mentre ne occorreva una sola è un atto irresponsabile ed irrazionale.
    Si disperdono le risorse e si aumenta l’opposizione alle vaccinazioni vanificando l’obiettivo di arrestare la circolazione del virus.
    Sarebbe opportuna una forte presa di posizione della Società Italiana di Igiene che inviti il Ministero ad abrogare la legge 31 luglio 2017, n. 119, la quale molto difficilmente avrà effetti positivi.
    In più è urgente ottenere la realizzazione di un vaccino monovalente, per il morbillo, da somministrare pure agli adulti non immuni, in modo da porre rimedio al “building up” di suscettibili causato dalle politiche vaccinali degli ultimi decenni.
    Politiche irrazionali ed inefficaci che hanno minato la fiducia di parte della popolazione nelle Istituzioni Sanitarie.

    • Se ho fatto questo post è proprio perchè realizzo che esiste una percezione del rischio del morbillo e delle sue complicanze molto distorta fra chi non vuole vaccinare i figli. Credono che il rischio da morbillo non esista mentre il vaccino espone a chissà quali rischi.
      Sulla faccenda dell’obbligo, come ho ripetuto più volte, non commento. E’ una scelta di politica sanitaria che è stata pressa da chi ha la facoltà di farlo e, come tale, la rispetto. A me, come tecnico della materia, spetta il compito di valutarne l’efficacia. Vedremo. Sono invece assolutamente contrario alla faccenda del vaccino monovalente. Un adulto non vaccinato in precedenza è bene che faccia il trivalente. In assenza di un ricordo anamnestico certo non c’è bisogno di fare esami per verificare la presenza di anticorpi. Ci si vaccina e basta. Se ritorniamo al monovalente torneremo a fare lo stesso clamoroso errore del passato che ci ha portato ad avere oggi ancora in Italia la vergogna di casi di rosolia congenita.
      PS: un sondaggio fatto nella Siti (Società di Igiene) vede il 93% degli igienisti favorevoli al DL sull’obbligo. Credo che se si facesse fra i pediatri i risultati sarebbero simili.

  4. la storia dell’1% e del 100% tra non vaccinati credo che l’articolista non sappia cosa sia la statistica difatti pensa che se si ha un rischio dell’1% ogni anno allora in 100 anni si ha un rischio del 100% (che credo in dialetto medicale possa equivalere a una specie di certezza dell’evento, quella che dovrebbe essere la probabilità 1 cioè l’evento certo). ricordo però che gli eventi non hanno memoria e se si tira per 2 volte una monetina non è detto che mi esca di sicuro una volta testa solo perchè la probabilità che mi esca in un tiro solo sia del 50%

    • Purtroppo l’articolista è un epidemiologo e quando scrive queste cose si riferisce al concetto di incidenza cumulativa, che equivale al rischio annuale di malattia (incidenza assoluta su base annua) che si accumula durante gli anni. Quindi dire che si ha un rischio di malattia dell’1% l’anno non è la stessa cosa di dire che ogni anno lancio una monetina e quindi l’anno successivo la probabilità è la stessa dell’anno precedente. Se io quest’anno ho una probabilità di ammalarmi dell’1%, alla fine del prossimo anno, se le condizioni non sono cambiate (cioè se non mi sono vaccinato) la mia probabilità di essermi ammalato salirà al 2%.
      Resta il fatto che, poiché sto scrivendo su un blog divulgativo e non su un trattato di epidemiologia, debba necessariamente ricorrere a delle semplificazioni. Non ho quindi fatto cenno a concetti come la forza dell’infezione e, tanto meno, a modelli di propagazione.
      Le consiglio comunque una lettura per comprendere meglio questi concetti: https://www.amazon.it/Epidemiologia-facile-CD-ROM-Luigi-Lopalco/dp/8849000812, a detta delle migliaia di persone che lo hanno usato è molto ben scritto.

      • Chiunque con una laurea scientifica si rende conto che lei e l’intera classe medica avete grossi problemi di comprensione e utilizzo delle leggi della statistica, altrimenti non usereste in modo così disinvolto il concetto di “probabilità che ACCADA_QUALCOSA (supponiamo AMMALARSI) in un anno”, ammesso e non concesso che sia un concetto utile per qualche scopo. A chi può interessare la probabilità che un apparato si rompa in un anno, è molto più interessante sapere se si rompe o non si rompe, chi si alambicca con calcoli riguardanti la probabilità che un evento accada in un determinato periodo temporale lo fa magari per metterlo in relazione con un arco temporale più ampio in cui la probabilità è diversa (ad esempio di giorno o di notte, alla nascita o in vecchiaia, etc) ma mai si sognerebbe di cumulare le probabilità come se fossero eventi. E’ una distorsione di base del concetto di evento e di probabilità, mi meraviglio che a medicina l’epidemiologia utilizzi certi concetti in modo così disinvolto. con la scusa di essere divulgativo poi ? andiamo bene. scusa se ti do uno schiaffo ma lo faccio per farti capire meglio che ho ragione. questa è scienza ? questa è cialtroneria un tanto al kilo. se uno proprio vuole adoperare il concetto di evento in un periodo di tempo e farci conti almeno lo facesse in grazia di Dio e non addizionando come se fossero mele. qualcuno vi deve fermare, siete pericolosi, siete autoreferenziali. andate a lezione fuori dalle vostre facoltà e vi renderete conto che la statistica è un’altra cosa

        • Gent.mo Marco
          approvo con piacere e pubblico il suo commento perché penso sarà molto utile a chi, fra i miei colleghi, è interessato allo studio del Dunning-Kruger effect.

        • <>
          Ma lei è sicuro di avere conseguito la da lei summenzionata laurea scientifica? Per carità, di dire stupidaggini capita a tutti me per primo ma le faccio giusto due esempi semplici che renderanno anche a lei lapalissiano il fatto che ha detto una maxi castroneria.

          1: Garanzia di un oggetto, secondo lei non è interessante calcolare la probabilità che quell’oggetto si rompa in un anno? In che modo se non facendo i calcoli dei quali lei nega l’interessa sarebbe possibile proporre una “estensione della garanzia”?

          2: assicurazioni, polizza annuali. spero non servano spiegazioni.

          PS: una cosa è studiare altro è capire

          Vincenzo

          • cerchiamo di rimanere sul punto, chiedo venia anche io. in parole povere però il dottore afferma che l’incidenza si cumula ogni anno per cui dopo 2 anni il rischio raddoppia e così via. allora mi si spieghi perchè quando non esistevano i vaccini e cure, la peste bubbonica o la spagnola sono scomparse da sole ? se si fosse dato retta ai calcoli del dottore dovevamo esser tutti morti perchè il rischio si cumula inesorabilmente …

          • PL Lopalco | 1 settembre 2017 at 6:45 |

            Esattamente. Non per la peste bubbonica: quella è una zoonosi che si controlla tenendo sotto controllo le colonie di topi. Niente topi, niente peste. La famosa spagnola non è affatto scomparsa. Dopo l’ondata pandemica del 18-19, la spagnola portò via tutti i soggetti più deboli (parliamo di un numero di morti superiore a quelli fatti dalla guerra). I sopravvissuti alla prima ondata o erano già immuni (probabilmente alla prima ondata più della metà della popolazione mondiale si immunizzò) o presero l’infezione negli anni successivi. Ovviamente, poichè la popolazione era in gran parte immmunizzata, la diffusione del virus fu molto più lenta rispetto alla prima ondata. Facendo indagini del sangue si è potuto vedere che praticamente tutti coloro che hanno vissuto a cavallo degli anni ’20 avevano anticorpi contro il virus della “spagnola”. Convinto?

          • il problema è che usate uno strumento epidemiologico in modo distorto per convincere le persone che la vaccinazione di massa indiscriminata sia la ‘soluzione’ al problema dei soggetti ‘deboli’. con tutto il rispetto per i soggetti deboli non si può rischiare di danneggiare i soggetti sani e forti per aiutare i deboli. sono scelte personali e nessun dottore obbligherebbe mai un fratello a donare organi per sua sorella. non capisco perchè, in assenza di conoscenza di rimedi efficaci contro una certa malattia che colpisce in modo pericoloso solo i deboli (vedi morbillo) si applica un protocollo che costringe anche i forti ad assumere sostanze che stimolano il sistema immunitario in fasce d’età di cui conosciamo ben poco del suo sviluppo se non per sommi capi. il fine è giusto, il rimedio è sbagliato. le vaccinazioni di massa con questo tipo di vaccini che contengono epitopi e adiuvanti tossici, senza fare indagini genetiche o immunitarie preventive e posteriori, in fasce d’eta in cui il sistema immunitario è in grande modificazione (a pochi mesi dal distacco plancetare) o in crisi (età avanzata), in assenza di epidemie è da praticoni e superficialoni. fatevele voi. io sono una persona responsabile e ragionevole, civile e aperta all’aiuto gratuito verso il prossimo e non credo che l’umanità migliorerà creando eroi per obbligo. se non riuscite a controllare il morbillo isolando topi o altro, se non riuscite ad aiutare i deboli dalle conseguenze pericolose del morbillo questo non mi da il diritto di danneggiare un solo sano.

          • Io aiuterei l’umanità (ma soprattutto la sanità mentale di PLL) mettendo i commenti di Marco direttamente nello spam.

          • PL Lopalco | 1 settembre 2017 at 9:23 |

            Facciamo finta di non notare la sottile vena darwiniana/nazista del suo ragionamento. Le rispondo solo su una faccenda: il morbillo in forma grave non colpisce solo i “deboli”. Una infezione da morbillo in un bambino perfettamente sano di età inferiore ad un anno (quindi non vaccinabile) può sviluppare la PESS, encefalopatia inevitabilmente mortale. Un soggetto perfettamente sano può avere una polmonite o una encefalite. Magari non ci muore, ma può ad esempio restare sordo per via dell’encefalite. E così via. Il suo ragionamento, mi dispiace, ma non ha la benché minima base razionale. La legge sull’obbligo è stata fatta per questo motivo: io ho tempo e pazienza per argomentare. E comunque dubito di convincerla a vaccinare un eventuale figlio. Ora c’è la legge: non perdiamo tempo a discutere. Vacciniamo questi bambini e buonanotte. Perché? Perché si.

          • davvero illuminante giustificare la necessità di vaccinare a tappeto tutta la coorte 1-16 anni col fatto che nella coorte diversa 0-1 anni il rischio di morire di morbillo esiste anche per soggetti sani. gli studi indicano che una mamma vaccinata che non ha mai contratto la malattia selvaggia ha in media il 50% in meno di capacità immunitaria quando allatta il proprio neonato 0-1 anni rispetto a una mamma vaccinata? è logico che un genitore si preoccupi di far prendere il morbillo in età infantile alla propria figlia sana nel periodo in cui la malattia è meno pericolosa di modo che quando sarà madre avrà più possibilità di allattare il proprio bebè nel periodo in cui sarà più esposto trasmettendogli una quantità di anticorpi maggiore e probabilmente sufficiente a far superare al proprio neonato proprio quel periodo 0-1 che lei, non io, cita come il più pericoloso anche per soggetti sani. lei lascia i nipoti neonati più indifesi per proteggere i figli in una età in cui ne hanno meno bisogno. non solo la legge tratta i non vaccinati come gli ebrei (in questa scuola dell’infanzia i non vaccinati non possono entrare) ma ora mi tocca pure di sentire che chi cerca di proteggere la salute dei propri figli e nipoti in modo ragionevole è un nazista, cercare di mantenere in salute la propria prole e progenie ora diventa un atto nazista. sotto il mantello dell’empatia si cela la vostra vera indole di prevaricazione. Non vi fermate nemmeno di fronte a ragionamenti di buon senso. Adorate il vostro Dio-Vaccino, adoratelo pure ma non toccherete i miei figli. Decido io quali vaccini e quando li farà e lo deciderà sulla base di una serie di motivi che a voi non interessano, me ne farò una ragione. Io al contrario vostro resto sempre aperto ad ascoltare le ragioni degli altri per valutare se devo cambiare opinione. A leggervi rimango del mio parere: vaccinerò i miei figli contro il tetano dopo i 5 anni di età, misurerà periodicamente il loro titolo anticorpale e non farò altri richiami finchè il dosaggio sarà sopra il limite minimo raccomandato dall’OMS. Le altre vaccinazioni non sono così importanti per i miei figli come voi vorreste far credere.

          • PL Lopalco | 2 settembre 2017 at 16:48 |

            Carissimo Marco, davvero mi manca la pazienza per rispondere alla lunga serie di scempiaggini che ha scritto. Anche perché ho capito che servirebbe poco a convincerla. Ha già stabilito quali vaccini fare a quei poveri figli: il tetano a 5 anni. E perché non a 4 o 6? E perché non la difterite? Mi dispiace, ma leggendola mi convinco sempre più che la legge sull’obbligo sia stata la scelta più sensata per proteggere i nostri bambini.

          • è la CDC che attesta che non ci sono casi di tetano nella coorte 0-5 anni da decenni … lei dice ‘poveri’ ai miei 3 figli. la informo che a differenza mia e dei loro coetanei i miei figli non si ammalano e non si sono ammalati mai seriamente, ho fatto pure risparmiare un sacco di soldi alle casse dello stato e come ricompensa per non aver intasato il servizio sanitario nazionale lo stato mi multerà. la logica non fa una piega. tutto torna

          • PL Lopalco | 3 settembre 2017 at 7:48 |

            Ripeto: l’obbligo serve a proteggere quei bambini dai genitori che leggono i dati del CDC ma non hanno gli strumenti per comprenderne il significato. Negli USA non si registrano casi di tetano nei bambini GRAZIE alla vaccinazione. E’ ovvio che in una coorte di bambini quasi tutti vaccinati non vedo un caso di malattia il cui rischio è comunque basso! L’ultimo caso di tetano nel bambino non vaccinato in Italia ne è la prova. A uno che pensa che i propri figli sono più sani degli altri “perché non li ha vaccinati” potrei rispondere che i miei figli (vaccinatissimi e ormai adulti) non hanno mai preso un antibiotico in vita loro: è il discorso più imbecille che si possa fare. Alla stregua di “mio nonno ha sempre fumato ed è campato tranquillo fino a 90 anni”. L’obbligo serve: lei ne è la dimostrazione lampante.

          • Le ho già detto che farò vaccinare i miei figli contro tetano dopo i 5 anni. Muoiono di tetano anche soggetti vaccinati e ipervaccinati (fonte CDC). I circa 10.000 bambini 0-10 anni non vaccinati della lombardia testimoniano che il rischio di prendersi il tetano è molto basso.

            Non ho mai pensato o scritto che non vaccino perchè i figli dei non vaccinati sono più sani dei vaccinati. Ho solo dovuto rispondere alla sua offesa riguardante i miei ‘poveri figli’ con dati di fatto altrimenti potrebbe sembrare che i non vaccinati sono con un piede nella fossa

          • La probabilità si somma? ha mai visto una distribuzione di probabilità? siano X0, ed X1 le probabilità che io mi ammali rispettivamente nel’anno 0 o nell’anno 1, qual’è la probabilità che io mi ammali in un periodo 01? La somma. come è ovvio. Il discorso del raddoppio è ovviamente una semplificazione nel senso che la probabilità di ammalarsi in un anno non è costante nel corso della vita. In ogni caso il discorso è questo. Data la distribuzione di probabilità di ammalarsi nel corso di una vita. la probabilità di ammalarsi in un periodo [T0, T1] è data dall’integrale tra 0 e 1, integrale = somma. Spero di essermi spiegato. Saluti

    • In assenza di vaccinazioni, la probabilità che ci si ammali di morbillo nell’arco di una vita (lunga) è diciamo del 99%. Qui oso, verosimilmente il 90% se ci si limita ai primi 15 anni di vita, la distribuzione non è certo lineare ma comunque si ha una media di del 6%/annuo, per quel che vale.

      Le vaccinazioni abbassano il rischio di prendersi il morbillo con una VaccineEfficacy VE definita come VE = (R – RV) / R = 1 – RV / R
      dove R ed RV sono il rischio di prendersi il morbillo da non vaccinati o vaccinati. Per il morbillo si ha una VE del 95% dopo una dose, del 99% dopo due dosi.
      Supponiamo che P2 sia la percentuale di vaccinati con 2 dosi rispetto a quelli con una dose si ha VE (media) = .95 * (1 – P2) + .99 * P2

      Quanti saranno i casi di morbillo in un dato periodo?
      Definiamo la copertura vaccinale PPV (Proportion of population vaccinated) come rapporto tra numero di vaccinati rispetto alla popolazione totale.
      Il numero di casi di morbillo sarà NCM = Popolazione * [R * ( 1 – PPV) + PPV * RV] =
      = Popolazione * R * [1 – PPV + PPV (1 – VE)]

      In che modo l’adozione di un vaccino con una copertura PPV e con una certa VE fa abbassare in numero di casi di morbillo?

      EfficaciaAdozioneVaccino = [(Numero di casi in assenza di vaccino) – (Numero di casi con una certa PPV e VE)] / (Numero di casi in assenza di vaccino)

      EfficaciaAdozioneVaccino = {popolazione * R – Popolazione * R * [1 – PPV + PPV (1 – VE)]} / popolazione * R

      EfficaciaAdozioneVaccino = PPV * VE.

      Nei dati statistici analizzati si ha una copertura del 89% e una VE tra 0,95 e 0,99, diciamo 0.97, in sostanza si ha una diminuzione percentuale di casi rispetto al periodo pre-vaccinale di circa 86%.

      I dati non sembrano smentire la teoria

  5. Il morbillo è un problema sanitario o politico/economico?! State creando una gran confusione ai genitori, poi non ci lamentiamo se non si fidano della medicina tradizionale. Si legge ovunque che recentemente ci sono state epidemie con numeri simili o anche maggiori, ma nessun cancan mediatico, campagne straordinarie di vaccinazioni o altro. Problema sanitario o politico? Cosa bolle veramente in pentola?

    • Cos’è la “medicina tradizionale” è qual è quella “non tradizionale”?

    • Gentile Mery
      il morbillo è un problema di politica sanitaria. Mi spiego meglio: le autorità sanitarie di tutto il mondo (si chiama World Health Assembly) si sono accordate per ridurre e quindi eradicare il morbillo e la rosolia dal pianeta. Ogni continente (Le Americhe, l’Europa, l’Africa, ecc) si sono dati delle scadenze diverse per ovvi motivi di disponibilità di risorse. Le Americhe hanno già raggiunto l’obiettivo. L’Europa è sulla buona strada, ma situazioni come quella italiana rappresentano un ostacolo al raggiungimento di un obiettivo comune. Questi obiettivi, le discussioni, i documenti ufficiali sono tutti pubblici e consultabili sula rete al sito dell’OMS. Quindi, partendo dal principio che il morbillo (e la rosolia) sono un problema sanitario, la attuale situazione italiana con il calo delle coperture, una situazione endemica mai interrotta e con una vasta epidemia in atto rappresenta ANCHE un problema di politica internazionale. In poche parole l’Italia (e le sue istituzioni) ci perde la faccia. Non è un caso che un altro Paese, la Francia, che si trova in una situazione pressoché identica all’Italia, sta pensando di introdurre l’obbligo vaccinale.
      Il problema della confusione nasce dal fatto che, purtroppo, al termine “politico” si da una accezione puramente negativa. Problema di politica sanitaria significa che esiste un problema sanitario e che tutti, cittadini ed istituzioni, devono concorrere a risolvere. Non cada nel tranello “medicina ufficiale” vs “medicina alternativa”: creare questa confusione fa comodo solo a chi, grazie a questa confusione, sbarca il lunario.
      Il mio consiglio, per evitare la confusione, è di leggere fonti autorevoli. In campo sanitario credo che più autorevole dell’OMS non ci sia nulla. Su certe cose, purtroppo le strumentalizzazioni, politiche, mediatiche, economiche ci sono sempre state e sempre ci saranno. Fidarsi dei dati scientifici e delle fonti autorevoli è l’unica difesa che abbiamo.

      • Perfettamente d’accordo con il suo post, ma si metta per un attimo nei panni dei genitori:
        1-quali sono le fonti autorevoli? (tanti medici tante idee diverse, è esperienza comune a tutti coloro che sono stati pazienti)
        2-medici (anche famosi e considerati autorevoli) e politici che negano effetti collaterali e nello stesso tempo però esistono delle leggi a tutela dei danneggiati
        3-emergenza morbillo, ma 10 obbligatori, compresi anche alcuni che non hanno effetto gregge
        4-questione glaxo (prima vuole ritirare investimenti, poi improvvisamente cambia idea)
        5-se è così lampante che i vaccini sono indiscutibilmente vantaggiosi perchè mettere l’obbligo? Basta spiegare in questo caso.
        6-diversi professionisti, anche professori universitari e medici hanno dubbi sull’obbligo
        7-quante volte nella storia anche recentissima della medicina sono state praticate cure che si sono rivelate poi inutili o dannose?
        8-improvviso martellamento mediatico e tanti altri motivi…

        Non crede che tanti genitori abbiano dubbi legittimi sulla questione? Non vanno forse sostenuti e aiutati a capire e non obbligati? Sono delinquenti come qualche politico ha scritto o persone che cercano di tutelare la salute dei figli? qualcuno crede veramente che un numero così elevato di genitori agisca contro la salute dei propri figli?

        Credo che l’obbligo non farà altro che abbassare le coperture vaccinali, è inevitabile perchè la questione è stata affrontata in maniera totalmente errata. Forse chi di dovere avrebbe dovuto ascoltare con più attenzione chi sollevava dubbi e non barricarsi dietro la “scienza”. L’ascolto e l’empatia non sono alcune delle doti principali che un medico dovrebbe possedere? Non dimenticate che avete a che fare con persone e non numeri di una statistica qualsiasi

        • Qualsiasi dubbio su una decisione che coinvolge la salute propria o dei propri figli è sempre legittimo. Il fatto che lei abbia un elenco di dubbi dipende da una mancanza di comunicazione efficace da parte delle istituzioni ma anche da una campagna di disinformazione molto aggressiva da parte di personaggi che da questa confusione vogliono trarre vantaggi.
          Detto questo, io non me la sento di difendere a priori la scelta dell’obbligo. Vedremo che efficacia avrà. Il problema è che sempre più genitori stavano scegliendo di non vaccinare i figli ed è stato questo a scatenare la reazione del Ministero. Sull’influenza dell’industria in questa decisione sono certo che sia assolutamente assente. Stiamo parlando di un decreto che (fra mille polemiche) al massimo sposterà dal 90% al 95% le coperture per due vaccini, fra cui l’MPR che costa quattro soldi. Per una Glaxo si tratta di meno che spiccioli.
          Io personalmente credo che pediatri e servizi di vaccinazione dovranno lavorare ancor più di prima su comunicazione ed empatia prchè, una volta passata la bufera del decreto, bisognerà comunque lavorare sulla lunga distanza e recuperare la fiducia.

          • “Qualsiasi dubbio su una decisione che coinvolge la salute propria o dei propri figli è sempre legittimo”. Questa frase è da incorniciare. Avrei voluto vedere i medici in prima fila nelle manifestazioni per difendere questo principio, i propri pazienti e la propria professionalità.
            Mettere un obbligo per legge in una democrazia è SEMPRE un precedente pericoloso.
            Se un numero sempre maggiore di genitori sceglie di non vaccinare probabilmente c’è un problema nella campagna di informazione.

            Quali vantaggi traggono questi personaggi che lei cita? Se si riferisce ai medici radiati, non mi pare abbiano avuto vantaggi, anzi.

    • Mery, a mio avviso la popolazione va divisa in tre gruppi:
      1) antivaccinisti – sono una causa persa e di sicuro non vaccineranno in nessun caso. Numericamente sono una sparuta minoranza e possono essere lasciati fare
      2) vaccinisti, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione. Loro vaccineranno sempre e comunque e con loro l’obbligo non solo non è necessario, ma è irrilevante.
      3) i dubbiosi: sarebbe interessante sapere quanti sono. Diciamo un 15-20% della popolazione (ma probabilmente meno). Al dunque alcuni vaccineranno, altri no.

      È su quest’ultimo gruppo che bisogna lavorare e, sempre a mio avviso, l’obbligo veicola un messaggio molto semplice: i vaccini, TUTTI i vaccini, sono importanti. Se ci fosse stato l’obbligo solo per il morbillo, oltre ai problemi logistici, si sarebbe perpetuata l’idea di vaccini di serie A e B, ovvero alcuni importanti e altri meno. Questa situazione l’abbiamo vista in passato con la confusione tra vaccini obbligatori e facoltativi, con lista che magari variava da regione a regione. Questo sì che causa confusione – e alimenta la causa antivaccinista. Su una però possiamo essere SICURO: gli enti preposti hanno fallito clamorosamente nell’educazione del pubblico.

      Anche se può non piacere, l’obbligo è la maniera più semplice di dare una sterzata netta e di resettare una situazione caotica che è stata lasciata marcire per TROPPO tempo.
      Dopo tutto in pochi si lamentano dell’obbligo a portare il casco, del divieto di fumare in locali pubblici e, soprattutto, dell’obbligo scolastico. Ora dobbiamo far entrare i dubbiosi nell’ottica che le vaccinazioni sono un impegno sociale e morale dello stato E della popolazione. Tra qualche anno l’ISTAT e gli epidemioloci come il buon Lopalco ci diranno com’è andata.

      Aggiungo che questo PURTROPPO non è l’unico campo in cui il ministero della salute si è rivelato totalmente inetto; anzi in altri casi è stato ben peggiore.

      • Etichettare una fetta di popolazione e bollarla come no-vax, somari e quant’altro, definirli causa persa e applicare un TSO senza minimamente dare ascolto a queste persone: esattamente ciò che ha fatto il governo. La gente si è incavolata, non solo chi non vaccina ma tanti altri che semplicemente sono contrari a qualsiasi forma di obbligo. Il risultato sarà un calo delle coperture e un aumento della sfiducia nelle istituzioni. Aspettiamo pure i risultati dell’ISTAT e vedremo

    • Mery, cercare di convincere un antivaccinista è una causa persa (hai mai provato a dire a una mamma informata che l’omeopatia è un placebo? Se insulti la sua di mamma probabilmente si fa una risata, ma se gli tocchi il pediatra omeopata e l’omeopatia in generale ti prende a insulti 😀 ). Non ha senso sprecare tempo e risorse in questa direzione.
      I discorsi degli antivaccinisti li sniffo a 2 km di distanza e se ci fai caso QUALUNQUE risposta dai loro è seguita sempre da un “sì, ma…”. Ripeto, tempo perso 😉

      La gente è arrabbiata? Boh… Sicuramente sulle pagine degli antivaccinisti sono arrabbiati, ma lo sarebbero stati comunque. Ricordiamoci però che queste pagine, queste associazioni, questi siti NON sono uno specchio della Realtà, ma rappresentano solo la realtà di un gruppo di individui che si è autoselezionato che grazie alle dinamiche ben nota di google e Facebook non escono mai dalla loro bolla (confirmation bias?). Parlando, prima delle vacanza, con dei genitori mi dicevano che i centri vaccinali venivano presi d’assalto. La legge ancora non c’era e la gente era confusa. Poi come sia andata avanti la cosa, non lo so
      Tuttavia di fronte alla prospettiva di pagare una multa e non mandare il proprio figlio all’asilo secondo me molti che potenzialmente non avrebbero vaccinato lo faranno e nel tempo si dimenticheranno il perché lo hanno fatto (ecco il “nuovo normale”).
      Tra l’altro, leggevo la proposta di “disobbedienza civile” suggerita da non so quale associazione. Era talmente complicata e lunga da attuare che solo i più convinti ci proveranno, ma loro non avrebbero vaccinato comunque e già dedicano MOLTO del loro tempo alla causa.

      Ripeto, continuare a lamentarsi dell’obbligo equivale a combattere le battaglie di ieri. Se proprio devi combattere una battaglia trova il modo di farlo togliere, ma non in questa sede che certamente non è adatta.

  6. Ma perché non si pensa anche ai bambini al di sotto dell’anno?…che sono i più colpiti?

    • Leggi i commenti; PL lo ha spiegato più volte. Ha a che fare con l’immunità trasmessa dalla madre che rischierebbe di rendere il vaccino inutile.

    • È vero che i bambini sotto un anno sono i più colpiti. Ma sono quelli che non possiamo vaccinare (possibile interferenza con anticorpi materni). In questo post mi sono focalizzato sulla fascia 1-4 anni per far capire che il rischio di prendere il morbillo per un bambino non vaccinato è molto più alto di quello che si crede

  7. Le mamme di oggi, come me, non hanno avuto il morbillo. Io per esempio sono stata vaccinata con una dose. Che immunità ho trasmesso a mio figlio di sei mesi?

    • Se è stata vaccinata con una sola dose durante l’infanzia, la protezione passiva trasmessa al suo bambino è piuttosto modesta. Non solo, ma anche la sua protezione individuale è da mettere in dubbio. Una seconda dose sarebbe importante da fare al più presto. Consideri comunque che, anche se lei avesse avuto il morbillo (immunizzazione naturale da malattia), la protezione passiva nel neonato a 6 mesi sarebbe comunque modesta. Come ho scritto nell’articolo, gli anticorpi materni vengono comunque degradati nel giro di pochi mesi. Questo basso livello di anticorpi è sufficiente ad interferire con la vaccinazione (si tratta di un virus “debole” e a bassa concentrazione) per cui la vaccinazione non si fa prima dei 12 mesi, ma possono poco contro una infezione da virus selvaggio che si replica molto più velocemente e con più aggressività

  8. Grazie professore, purtroppo tra poco riprenderò a lavorare e dovrò mandare mio figlio al nido. Come può immaginare la paura è tanta.
    Io avevo già fatto un controllo degli anticorpi per il morbillo a inizio anno e risultavo ancora coperta.
    In ogni caso potrei fare il vaccino anche allattando? Ci sono rischi per il bambino?
    Leggevo sul bugiardino che il rischio è di trasmettere la rosolia (in casi rari).

    • La sua vaccinazione con una seconda dose avrebbe poca importanza in termini di protezione nei confronti di suo figlio. Questo è esattamente il caso in cui il suo bambino dovrebbe essere protetto dalla vaccinazione degli altri bambini e degli operatori del nido. Se nella sua zona non circola al momento il morbillo, stia tranquilla e aspetti i 12 mesi di suo figlio per vaccinarlo. Se dovessero esserci epidemie in corso, allora consideri – insieme con il suo pediatra – la possibilità di vaccinare il bambino anche prima dei 12 mesi. A partire da sei mesi di vita il vaccino MPR si può utilizzare, solo che per esser certi che la immunizzazione a lungo termine sia avvenuta bisogna fare in tutto tre dosi: una subito, una seconda intorno al compimento del primo anno e una terza come previsto dal calendario a 5-6 anni.
      Comunque il vaccino MPR si può fare durante l’allattamento. E’ invece controindicato in gravidanza (proprio per l’ipotetico rischio rosolia)

  9. Risposta ad Andrea: W la scienza che censura

  10. Claudio Consolini | 3 settembre 2017 at 7:50 | Rispondi

    Gentile Marco, capisco la sua sofferenza di fronte ai maltrattamenti che sente di subire. Maltrattamenti che, se percepiti come ingiusti, ci muovono all’ira. L’ira però danneggia la sua causa, perché la porta a ripetere ciclicamente tesi che gli altri lettori considerano già confutate. Il risultato è che perdono ogni interesse. L’effetto è talvolta paradossale, come quando si lamenta della censura e non si accorge di avere scritto la metà dei commenti recenti. Non ne guadagnerebbe in serenità se si concedesse qualche distrazione?

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