Zika di casa nostra

Una malattia subdola che si manifesta con cicli epidemici. E’ generalmente benigna e spesso i sintomi sono così aspecifici che la malattia non viene diagnosticata, a meno di fare esami sierologici mirati. Se contratta durante la gravidanza, però, può provocare danni molto seri al nascituro. Non stiamo parlando del virus Zika. E’ una malattia endemica in Italia e non è trasmessa dalle zanzare. Per contrarla non bisogna andare in Paesi lontani e per contagiarsi basta il contatto più o meno ravvicinato con un individuo infetto nella fase di incubazione o nei primi giorni di malattia.

Parliamo di rosolia. Rosolia in gravidanza e rosolia congenita.

Grazie ad un sistema di sorveglianza specifico, sono pubblicamente disponibili i dati relativi alle segnalazioni dei casi di rosolia contratta in gravidanza e di quelli di rosolia congenita in Italia, a partire dal gennaio 2005. L’ultimo aggiornamento del rapporto del sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riporta dati di frequenza decisamente preoccupanti.

Dal gennaio 2005 al dicembre 2016 sono stati notificati 170 casi di rosolia in gravidanza, con due evidenti picchi, corrispondenti a due ondate epidemiche, rispettivamente nel 2008 e 2012. Tra questi casi, sono stati segnalati come esiti un nato morto, un aborto spontaneo e 32 interruzioni volontarie di gravidanza.

Nello stesso periodo il sistema di sorveglianza ha riportato ben 85 casi di rosolia congenita. Per molti di questi bambini sono disponibili informazioni cliniche: 43 casi di cardiopatie congenite, 30 bambini con disturbi uditivi, 13 con difetti visivi e 11 meningoencefaliti. In 20 bambini si sono manifestate malformazioni multiple a carico degli apparati cardiaco, visivo e uditivo.

Dati di questo genere non sono certamente in linea con l’impegno preso dal Paese di voler eliminare morbillo e rosolia in tempi ragionevoli. Eppure il rapporto ISS non mi sembra abbia provocato un grosso clamore sui media o abbia scosso più di tanto le coscienze della nostra Sanità Pubblica. Invece, è bastata l’eco mediatica di una epidemia lontana causata da un virus dal nome esotico (con la kappa) per far scattare l’attenzione mediatica e, di conseguenza, un brivido di panico fra le assopite coscienze sanitarie di future mamme, turiste e non. Ne è prova una breve analisi condotta con Google Trends, attraverso cui è possibile osservare i trend degli interessi di ricerca su Google con specifiche parole chiave, in un certo periodo ed area geografica. Dal confronto fra l’uso del termine di ricerca “rosolia” e “Zika virus” si può notare come durante l’epidemia mediatica dei primi mesi di quest’anno, l’interesse suscitato dal virus esotico supera quasi del doppio l’interesse che a suo tempo aveva suscitato la rosolia in piena ondata epidemica nel 2008.

Scarso interesse mediatico, purtroppo, equivale a scarso interesse da parte della popolazione a rischio e, a cascata, scarso interesse politico nelle pratiche di prevenzione. Troppi adulti sono ancora suscettibili a morbillo e rosolia. Nessuna seria pratica di recupero dei suscettibili è mai stata avviata, con un livello di colpevolezza anche maggiore quando ci riferiamo alle pratiche di prevenzione nelle future mamme. Dal rapporto dell’ISS, infatti, emerge che per il 45% delle donne gravide affette da rosolia si trattava di una gravidanza successiva alla prima. Questo vuol dire che per quasi la metà dei casi si trattava di donne che, con tutta probabilità, aveva già controllato il proprio stato immunologico in una precedente gravidanza e non era stata comunque vaccinata pur essendo sieronegativa.

Cosa fare? Visto che a destare scandalo non basta un rapporto epidemiologico dell’ISS, potremmo provare a cambiare nome al virus della rosolia. Chissà che aggiungendo qualche kappa qua e là lo renda più appetibile dai media.

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

13 Comments on "Zika di casa nostra"

  1. Gentile Professore, mi perdoni se vado leggermente fuori tema (ma non troppo parlando di malattie esotiche): volevo chiederle se è possibile risalire all’origine dell’epidemia di morbillo attualmente in corso.
    Mi spiego meglio: leggo sempre più spesso persone che accusano i migranti di aver portato la malattia con loro. Sapendo che il morbillo in Italia è purtroppo ancora endemico, mi sembra una spiegazione quantomeno parziale, se non del tutto falsa. Esistono analisi e studi sui ceppi di morbillo attualmente in circolazione che possono smentire o confermare queste affermazioni?
    Grazie.

    • Certo, i ceppi circolanti sono due B3 e D8, che sono i ceppi più frequenti in Europa al momento (http://www.who.int/immunization/monitoring_surveillance/full_measles_genotype_map_Jan15_Dec15.jpg?ua=1) Ma, a prescindere da quali ceppi circolano, dire che i migranti hanno portato il morbillo è una stupidaggine. Il morbillo è una malattia acuta ed ha un periodo di incubazione di 10 giorni. Il famoso migrante che porta il morbillo dovrebbe prenderselo il Libia qualche giorno prima di imbarcarsi per Lampedusa? E poi da Lampedusa a Torino il morbillo come arriva? E’ chiaro che a chi sostiene queste tesi mancano i basilari dell’epidemiologia (che non è un peccato di per sé, a patto di non dire fesserie). O non vuole proprio ammettere che il morbillo circola principalmente fra i nostri italianissimi bambini non vaccinati

  2. Presente! Ho fatto vaccino mmr prima dose venerdì scorso dopo 3 gravidanze scoperta dalla rosolia (evident. Su me non attecchì il vaccino fatto a scuola negli anni 90). Nessuno dei medici/ginecologi mi ha mai suggerito di vaccinarmi né per rosolia né per morbillo. Ho deciso in maniera autonoma nelle ultime settimane consultandomi con i professionisti della mia Asl.
    Il vaccino mmr è gratuito da noi per donne in età fertile.
    Grazie.

    • Infatti, per assicurare la protezione servono due dosi di MPR. Il fatto che oggi abbiamo ancora casi di rosolia congenita è proprio il frutto della errata strategia vaccinale condotta negli anni 80: una dose di vaccino singolo contro la rosolia alle sole ragazze. Un errore che stiamo pagando ancora, come può appunto testimoniare.

  3. Claudio Consolini | 11 settembre 2017 at 11:17 | Rispondi

    Gentile Professore, ci direbbe qualcosa sui progressi nella lotta contro la malaria?

  4. Buongiorno Dr. Lopalco, Le vorrei scrivere privatamente a proposito di questo tema, per caso ha un indirizzo e-mail apposito per i quesiti dei followers del sito?
    Grazie.

  5. Buongiorno Dr. Lopalco,
    aspetto un/a bimbo/a, e la mia immunità alla rosolia risulta di nuovo “dubbia”. Ho scritto “di nuovo” perché prima di vaccinarmi con due dosi di mprv proprio in previsione di una gravidanza, la ricerca degli anticorpi nel mio sangue dava come risultato “dubbio”. Mi sono vaccinata (con richiamo dopo sei settimane) nel 2014, e alla mia prima gravidanza, iniziata a fine 2017, la ricerca degli anticorpi ha dato come risultato che ero immune: il valore dell’immunità non era altissimo, ma comunque risultavo immunizzata. Ho ripetuto la ricerca anticorpale per la seconda gravidanza (la mia ginecologa fa fare il rubeo test di routine alle sue pazienti in gravidanza), a distanza di poco più di un anno dalla prima gravidanza e il risultato è, come prima di vaccinarmi,”dubbio”! Ma non è finita qui: non risulto immune neppure alla varicella (che non ho mai avuto), nonostante le due dosi di vaccino! Ma non dicevano che due dosi di vaccino danno una protezione che dura tutta la vita? Io l’mprv l’ho fatto cinque anni fa, non è che son passati tanti anni… volevo capire se il prossimo anno potrebbe esserci un’altra epidemia di rosolia, dato che a quanto pare ne arriva una ogni quattro anni… e visto che ce n’e stata una nel 2008 e una nel 2012 i conti sono presto fatti.
    Tornando alla varicella, mio figlio riceverà la sua prima dose di mprv a settembre, quando io avrò appena superato la prima metà della gravidanza, e sono preoccupata perché ho letto che sul bugiardino del vaccino raccomandano a chi non è immune alla varicella di non stare in contatto con bambini o adulti appena vaccinati per un tempo fino a sei settimane. So che in realtà in 30 anni di vaccino anni ci sono stati solo nove casi di contagio post vaccinazione, e comunque abbiamo deciso di non mandarlo al nido fino alla nascita del fratellino (o sorellina) proprio per tenerlo lontano da altri bambini, che
    potrebbero essere fonte di contagio. Ma quando mio/a figlio/nascerà potremmo vaccinarci subito con mprv sia io che il fratellino più grande o sarebbe pericoloso per il/la neonato/a?
    Scusi se Le pongo queste domande, ma sono sinceramente preoccupata e anche un po’ arrabbiata, dato che sono sempre stata a favore dei vaccini e che, nonostante la precauzione di essermi vaccinata per prevenire determinate malattie, mi ritrovo a dover passare i prossimi sei mesi in preda all’ansia.
    Può darmi qualche indicazione su come devo comportarmi?

    Grazie.

    • Cara Caterina, il fatto che la ricerca di anticorpi nel 2017 risultasse positiva significa che lei ha risposto alla vaccinazione. Nel corso del tempo il titolo anticorpale scende e, se non era particolarmente elevato, può arrivare al punto di non essere più misurabile con gli esami del sangue. Per malattie come morbillo, rosolia o varicella la presenza di anticorpi nel sangue non è il solo segno di protezione. Per queste malattie il fenomeno della memoria immunitaria è molto importante. In caso di infezione, infatti, le cellule memoria dovrebbero essere in grado di far risalire i il titolo anticorpale a livello protettivo. Ecco perché la ricerca di anticorpi va fatta solo per valutare se si ha avuto o no l’esposizione al virus, non come prova dell’avvenuta immunizzazione dopo vaccinazione. Questo è il motivo per cui, dopo due dosi di vaccino, non si consiglia di fare la ricerca sierologica degli anticorpi, proprio per evitare questi inutili stati di ansia.
      L’idea di fare un MPRV subito dopo la nascita del bimbo è sensata e le servirebbe anche ad essere più tranquilla. Non esiste un problema di sicurezza: la contagiosità del virus vaccinale della varicella è più teorica che reale. Si riferisce al solo caso in cui si sviluppino lesioni cutanee (vescicole) dopo la vaccinazione ed si entrasse in contatto diretto con soggetti immunocompromessi.

  6. Grazie Dr. Lopalco,
    dopo aver letto la Sua risposta mi sento un po’ più tranquilla.

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