Il tasso, questo sconosciuto

Ci sono tassi e tassi. Oltre al simpatico animaletto bianconero tutti abbiamo sentito parlare di tassi d’interesse, tassi di crescita, tassi di inflazione. A quanto pare non siamo ugualmente familiari con i tassi di incidenza.

Il tasso di incidenza indica quanti nuovi casi di una certa malattia si verificano in un tempo prestabilito (un mese, un anno, etc.) in una popolazione. E’  semplice da calcolare: al numeratore si mettono i nuovi casi di malattia nel periodo prestabilito e al denominatore la popolazione media da cui quei casi sono stati generati. Si divide tutto e si moltiplica per 1.000, 10.000, 10.0000 etc. per ottenere il tasso finale. Semplice come bere un bicchier d’acqua.

Eppure, nelle ultime settimane, ascoltiamo un mantra noiosissimo a proposito della corrente epidemia di morbillo (sì, è una epidemia). Il (bellissimo) bollettino di Ministero e ISS sul morbillo riporta la distribuzione dei casi di morbillo come proporzione di casi per fascia di età: X% fra i neonati, Y% fra i bambini, Z% fra gli adulti. E’ una maniera standard di mostrare la distribuzione per fasce di età di una malattia. Nell’epidemia in corso (sì, è una epidemia) più della metà dei casi si sono verificati nella fascia di età 15-39 anni:

 

Il commento più noiosamente comune a questo dato è stato: “Ma allora, se la maggior parte dei casi si è verificata fra gli adulti, le basse coperture vaccinali fra i bambini che c’entrano?!” E giù, ovviamente, con “gomblotto”, “governo ladro”, etc.

A questo punto, è necessario svelare l’arcano epidemiologico. La distribuzione dei casi per fascia di età non indica in quale fascia di età si è verificata la maggiore circolazione del virus. Per un motivo semplice: questa distribuzione percentuale non tiene conto del denominatore. E’ vero che fra neonati e bambini di 1-4 anni si sono verificati meno casi (in numero assoluto), ma è vero anche che la popolazione di bambini fra 0 e 4 anni è molto meno numerosa della popolazione fra 15 e 39 anni! Ecco dunque che corre in aiuto il nostro simpatico amico dal musetto bianco e nero: il tasso.

Se mostriamo gli stessi dati (vi giuro sono gli stessi) come tasso di incidenza per fascia di età, ecco risolto l’arcano:

 

Nei bambini al di sotto dell’anno l’incidenza di casi di morbillo è stata pari a 40 per 100.000 neonati. Nei bambini fra 1 e 4 anni ha sfiorato i 20 per 100.000. Questi numeri (40, 20 per 100.000) ci indicano il rischio di prendere il morbillo in ciascuna specifica fascia di età.

Cosa ci dice dunque il grafico? Che il rischio di avere il morbillo (e quindi la circolazione di morbillo) è stata molto alta fra i bambini più piccoli (elevatissima fra i neonati), si riduce nella fascia 5-14 (la fascia con le coperture vaccinali più alte) per poi risalire negli adolescenti e giovani adulti, che sono le fasce di età dove sappiamo che si sono accumulati nel tempo molti suscettibili.

Dunque, per chi ancora non vuole capire: il morbillo circola di più laddove la copertura vaccinale è bassa. Non si scappa. Appena in una fascia di età (o in una zona geografica) si accumula una sacca di suscettibili lì scoppia una epidemia (sì, è una epidemia). Pertanto (chi di mantra ferisce di mantra perisce): per eliminare il morbillo bisogna tenere alte (altissime) le coperture dell’infanzia e (congiunzione che significa “in aggiunta”, “inoltre”) recuperare adolescenti e adulti suscettibili.

Suggerimento agli amici che compilano il bollettino. La torta della distribuzione è bella e corretta, ma dal prossimo numero inserite anche il dato dell’incidenza per fascia d’età. Anche se credete che non sia necessario: è che non se ne può più.

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

72 Comments on "Il tasso, questo sconosciuto"

  1. hai ragione 🙂 l’ortografia non è mai stata il mio forte

  2. Speriamo che con la chiusura delle scuole diminuiscano i casi, o magari si azzerino. Io ho un bambino di 6 mesi e ho paura per la sua salute.

    • Ha ragione, con la chiusura delle scuole i casi diminuiranno (in totale si assiste ad un calo già da fine aprile). Non possiamo ancora sapere cosa succederà dopo la riapertura delle scuole, perché l’ondata epidemica si sta spostando verso le regioni del sud, alcune delle quali presentano dati di copertura allarmanti.

  3. Dottore, grazie per il suo chiarimento. Forse sarebbe opportuno chiedere al Ministero di aggiornare il suo bollettino, aggiungendovi il secondo grafico da lei prodotto. In questo modo si rimuoverebbe l’equivoco e si renderebbe evidente che i bambini con meno di un anno sono quelli più vulnerabili all’epidemia di morbillo.

  4. Complimenti per la sua capacità di spiegare in termini molto semplici dei concetti importanti. Potrebbe per cortesia intervenire nuovamente sull’epidemia di morbillo di quest’anno focalizzandosi sulla distribuzione per regione in Italia? Guardando le cartine con il numero di casi, un profano si chiede perché le regioni meno coperte da vaccinazioni abbiano meno casi di altre teoricamente più protette. Lei ha già spiegato la sua ipotesi sulla direzione in cui si muove l’epidemia, ed è stata un’informazione importante da comunicare; immagino che ci siano anche altri fattori: mi vengono in mente la popolazione totale di ciascuna regione e la densità abitativa, ad esempio. Grazie ancora.

    • Certo, anche lì i dati vanno letti come casi/100.000 abitanti appunto per tenere in considerazione la diversa popolosità di una regione. Le ragioni del diverso numero di casi per regione possono comunque essere molteplici. Mi azzardo in una ipotesi: le regioni a più bassa copertura possono aver avuto epidemie maggiori in passato. Comunque grazie per il suggerimento. Nei prossimi giorni proverò ad analizzare i dati disponibili un po’ più in profondità

  5. Quindi, fermo restando che il prerequisito di raggiungere l’obiettivo di elevate coperture vaccinali pediatriche sia incontestabile, possiamo affermare che la strategia messa in campo attualmente dalle istituzioni sia INSUFFICIENTE (dato che non prevede nessuna azione per i suscettibili della fascia 15-39) per contrastare l’attuale epidemia di morbillo?
    O chi afferma cio’ deve per forza accettare di essere etichettato come no-vax?
    O non dobbiamo dirlo perche’ se no si rischia di “indebolire” la battaglia per le coperture vaccinali pediatriche, solo perche’ i no-vax possono fraintendere e prendere solo la parte di verita’ che gli interessa?

    Faccio questo commento solo per precisare che se l’obiettivo e’ la salute pubblica, e quindi il contrasto dell’epidemia di morbillo, non si dovrebbe usare questa epidemia SOLTANTO per ribadire l’importanza delle vaccinazioni pediatriche come accade oggi, ma bisognerebbe affrontare efficacemente e tempestivamente l’epidemia stessa su tutti i fronti.
    E quindi bisognerebbe, da parte delle istituzioni e dei canali informativi, prendere tutte le azioni necessarie e, come minimo, stigmatizzare i medici e gli operatori sanitari non-vaccinati con la medesima (o anche di piu’) forza usata nei confronti dei genitori esitanti.
    Purtroppo quando faccio questi ragionamenti sui social o nei commenti ai vari articoli sul web vengo costamente attaccato dai pro-vax oltranzisti e persino apostrofato come no-vax.

    • Caro Paolo,
      lungi da me assumere il ruolo di difensore d’ufficio del Ministero. Quello che dici è giusto: per bloccare la circolazione del morbillo (e rosolia annessa) bisogna agire su più fronti. Il decreto sull’obbligo agisce solo uno dei fronti. Ma, del resto, questo decreto non mi sembra sia un decreto sull’eliminazione del morbillo, quanto un tentativo di arginare il calo generalizzato delle coperture vaccinali pediatriche. Visto che mi sono messo a difendere il Ministero, le linee di indirizzo per eliminare morbillo e rosolia congenita erano già state definite nel Piano Nazionale per l’Eliminazione del Morbillo e della Rosolia Congenita (PNEMoRc), in cui si parla chiaramente di recupero dei suscettibili ed azioni specifiche negli operatori sanitari. Non mi sembra che molte Regioni italiane (sono quelle deputate alla implementazione dei Piani) abbiano preso molto sul serio le indicazioni del Ministero. A chiusura, sono solidale con te sui toni beceri che spesso la discussione sulle politiche vaccinali assume in questi giorni sui social. Il “o con me o contro di me” non ha mai fatto bene né alla scienza né alla sanità pubblica.

  6. Caro PL,
    sono d’accordo sul fatto che il DL Lorenzin affronti esclusivamente le coperture vaccinali pediatriche. Sarai anche tu d’accordo con me pero’ che oggi si parla molto spesso di epidemia di morbillo come problema spinoso a cui genericamente si accoppia il decreto vaccine come soluzione.
    Non conoscevo il PNEMoRc perche’, non essendo un addetto ai lavori, non se sente parlare molto sui canali informativi piu’ diffusi.
    Quindi se il Ministero ha fatto il suo compito e le Regioni sono pigre a recepire ed agire il rpoblema comunque sussiste e le istituzioni (nel suo complesso) non stanno affrontando efficacemente il problema relativo all’epidemia di morbillo in corso.
    Eppure tutti oggi continuano a puntare il ditto (mediaticamente e non) sulle coperture vaccinali pediatriche.
    Ad ogni bollettino settimanale dell’ISS relativo al morbillo seguiva un articolo sui giornali, un post su FB tuo e/o dei tuoi colleghi, un intervento del ministro sul TG1 etc… che parlava solo del problema (grave e reale, non lo nego) del calo drammatico delle coperture vaccinali pediatriche senza il minimo accenno all’altra parte della questione, pure importante e le cui misure prese con il PNEMoRc sono quindi da considerare inefficaci o comunque meritevoli di un intervento aggiuntivo e tempestivo di cui non si vede/sente traccia.
    Il “trend” poi purtroppo continua con le tragiche notizie che ne sono seguite, prese anche in questo caso solo come occasione per ribadire l’importanza delle vaccinazioni pediatriche, lasciando intendere erroneamente (magari anche involontariamente) che da sole possano risolvere il problema ed evitare tali tragedie.
    Insomma quello che vedo io e’ che si da l’impressione di voler solo spingere l’acceleratore e pressare i genitori esitanti e non affrontare l’epidemia di morbillo.
    E questa situazione, secono il mio modesto parere, sta continuando ad estremizzare le posizioni su 2 fronti contrapposti quasi perdendo di vista, o comunque mettendolo in secondo piano, l’obiettivo reale.

  7. Buongiorno

    Come giudica questo intervento di un suo collega ? (fa l’agronomo credo…)

    http://22passi.blogspot.it/2017/07/lettera-aperta-del-dott-pietro-perrino.html

    mi interessano in particolare queste due affermazioni:

    “Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano”

    “Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, perché si teme che i bambini non vaccinati possano infettare quelli vaccinati? I bambini vaccinati non sono già coperti? Semmai, sono i bambini non vaccinati che dovrebbero temere di essere infettati. I bambini immunodeficienti che non possono essere vaccinati devono temere di più i vaccinati e meno quelli non vaccinati, i quali almeno avrebbero il merito di non essere portatori, fino a quando non si ammalano.”

    • Sono affermazioni così banali che un qualunque studente del mio corso saprebbe rispondere. Non credo che a farle sia un medico.
      “Il 90% dei bambini nasce già immune al Tetano”: se la mamma è vaccinata ed ha un buon livello anticorpale (quindi se abbia fatto correttamente i richiami) il neonato avrà acquisito alla nascita una parte degli anticorpi materni attraverso la placenta. Questi anticorpi progressivamente scompaiono e già dopo pochi mesi non potranno certo avere un livello protettivo. Quindi a chi fa questa affermazione si dovrebbe spiegare la differenza fra immunità passiva (che dura pochi mesi) e immunità attiva (quella acquisita con il vaccino) che invece dura anni.
      “Se le vaccinazioni imposte facessero veramente bene, …”: innanzi tutto si cerca di convincere i genitori a vaccinare i bambini proprio per proteggere innanzi tutto i loro figli. Una sanità che si rispetti deve fare di tutto per offrire a tutti le stesse opportunità di protezione. La vaccinazione, inoltre, serve a proteggere ANCHE quei bambini che non sono protetti: sono quei pochi bambini che non possono vaccinarsi perché immunodepressi e quell’altro gruppo di bambini che, pur essendosi vaccinato, non ha risposto alle vaccinazioni. Sono pochissime le vaccinazioni che conferiscono il 100% di copertura. Il vaccino del morbillo ad esempio dopo due dosi conferisce immunità nel 99% dei vaccinati. Significa che comunque un bambino non vaccinato ogni cento resta suscettibile alla malattia. Per proteggere indirettamente questi bambini è necessario che il virus smetta di circolare.
      Ripeto, sono concetti piuttosto banali.

  8. Finalmente argomentazioni sostenute con dati certi e toni pacati… questo studio e molto interessante e per completezza di dati sarebbe bello fare studi simili dell’incidenza dei danni danni da vaccino mpr in totale e in base alla eta di somministrazione, inoltre sarebbe importante sapere il tasso di complicanze del morbillo proprio in base all’età.

    • Non è necessario fare studi. Il vaccino MPR si utilizza da decenni ed è stato distribuito in tutto il mondo in centinaia di milioni di dosi. Gli eventi avversi al vaccino si conoscono bene. Non variano con l’età di somministrazione, visto che il vaccino viene somministrato in due momenti della vita (subito dopo il compimento di un anno di età e poi durante la seconda infanzia) e non esiste alcuna evidenza che il vaccino sia più reattogeno in una età rispetto ad un’altra.
      Il tasso medio di complicanze da morbillo sono riportate nel bollettino del Ministero della Salute. Consideri che la probabilità di complicanze è più alta nel bambino più piccolo e nell’adulto. Nel bambino al di sotto di 1 anno, poi, esiste il rischio fortunatamente molto raro di sviluppare in futuro la Panencefalite subacuta sclerosante (PESS)

  9. Arianna de Matteo | 14 luglio 2017 at 13:25 | Rispondi

    È incredibile rendersi conto che siamo in una situazione di epidemia da morbillo. Ed ancora moltissimi genitori non vaccinano i figli fino al compimento dei 5 anni, per paura che il vaccino MPR scateni l’autismo regressivo. Meglio tardi che mai quindi, speriamo, o no?

    • Meglio tardi che mai, certo. Ma contro il morbillo bisogna vaccinare il più precocemente possibile dopo il compimento di 12 mesi. I danni maggiori da morbillo si sviluppano infatti nei bambini più piccoli

  10. Mia figlia dovrà andare all’asilo nido a settembre quando avrà 11 mesi. A Settembre gli asili nido fanno anche il cosiddetto inserimento, farlo a novembre è sconsigliato oltre a dover gestire la bambina per due mesi senza asilo. Lei ha fatto tutti i vaccini consigliati ma il morbillo potrà farlo solo a 13 mesi. Quindi avrà circa tre mesi di scoperto (ho capito che il vaccino è efficace dopo 15gg). Cosa consiglia di fare?

    • Il vaccino MPR si somministra a 13 mesi secondo il nostro calendario, ma se nella zona dove lei vive vi è documentata circolazione di morbillo (alla ASL dovrebbero saperglielo dire) il vaccino si può tranquillamente anticipare di qualche mese. Tenga presente che il vaccino è registrato per essere usato a partire da 6 mesi di vita. Io le consiglio di consultarsi con il suo pediatra qualche settimana prima dell’inizio dell’anno scolastico.

  11. Dottore,mia figlia ha fatto una sola dose di MPR. La prossima verrà effettuata tra circa 2 anni. Sono consapevole del fatto che la sua copertura non è quindi ancora sufficiente e che potrebbe comunque contrarre il morbillo. Volevo però sapere se questa prima dose le concederà,nell’eventualità si ammalasse,di non rischiare gravi conseguenze. Sono molto preoccupata di questo in quanto la mia bisnonna e purtroppo la sorella di mia nonna,quindi madre e figlia ancora in fasce,sono morte entrambe di morbillo. Io l’ho avuto ad 11 anni ed ho avuto 2 episodi convulsivi per fortuna senza conseguenze,dovuti alla febbre elevatissima. Fui poi ricoverata in ospedale e dimessa dopo una settimana. Insomma il rapporto della mia famiglia con questa malattia è terrificante e vorrei tanto non accadesse anche alla mia bambina.
    La ringrazio di cuore per il grande lavoro che svolge.

    • Gentile Daniela. L’intervallo fra le due dosi, in caso di necessità, può essere tranquillamente accorciato. Se nella zona dove vive, in autunno, dovesse circolare il morbillo, può chiedere al suo pediatra o al servizio vaccinale di anticipare la dose. Grazie per i ringraziamenti 🙂

  12. Gentile dottore, grazie per la disamina sul tasso di incidenza. Devo dirle che a scopo informativo (forma mentis da ingengnere) sulla base dei dati ISS ho già studiato la correlazione fra distribuzione della copertura vaccinale per regione in Italia a relativo tasso di incidenza dei casi di morbillo, calcolato sempre per regione e sulla base degli ultimi dati ISTAT disponibili. L’indice di correlazione di Pearson, che ipoteticamente ci si aspetterebbe prossimo a -1 (inversa correlazione fra copertura e tasso di incidenza) è invece prossimo allo 0. È evidente quindi che ci sono altre ragioni da investigare ed altri effetti, che da epidemiologo saprà identificare (come ipotizzava: maggiore numero di casi nel recente passato, o bacino di soggetti suscettibili con distribuzione non omogenea, etc..)

    Avrei poi da porle un altro domanda: dato che di lavoro mi occupo quotidianamente di valutazione e gestione dei rischi, sono abituato ad affrontarli in maniera molto asettica. E quindi, vengo alla questione. il tasso di incidenza per la fascia di età 1-4 anni in cui avviene la vaccinazione è di circa 20/100000. La probabilità di unai complicazone grave (ad esempio encefalite o addirittura morte) viene stimata essere, leggo da più fonti, 1/1000 e 1/3000 rispettivamente. Quindi ad oggi, calcolando la probabilità complessa, prodotto delle due singole probabilità, si arriva a:
    Encefalite: 20/100.000 X 1/1.000 = 2/10.000.000 = 0,2/1.000.000
    Morte: 20/100.000 X 1/3.000 = 2/30.000.000 = 0,2/3.000.000

    Ora, tipicamente viene indicata, come probabilità di reazione grave avversa da vaccini 1/1.000.000, bassissima ma pur sempre maggiore delle due precedenti. Con approccio, sempre asettico e di pura e semplice gestione del rischio, mi trovo quindi di fronte ad un assurdo: difendermi da un rischio utilizzando un sistema che ha una percentuale di errore maggiore della probabilità che il rischio da cui mi voglio proteggere accada. È un po’ come, nel mio campo, per proteggere un’unità elettronica dal pericolo di surriscaldamento, io andassi ad utilizzare un sensore di reilevazione della temperatura con affidabilità inferiore alla probabilità di failure dell’unità da proteggere: un assurdo. come giustificare un obbligo a correre un rischio seppur remoto (1/1.000.000) per proteggere da un rischio ancor più remoto?

    Aggiungo ultima considerazione, riguardo la possibile legittima critica di “egoismo”: considerando individui immunodepressi o bambini piccoli, sotto l’anno di età, e immaginando che i numeri di cui sopra debbano essere moltiplicati almeno per 10 (tasso 40 invece che 20, probabilità di complicanze 5 volte superiori, sentito dire dal Prof. Villani in una trasmissione radio, 2×5=10) siamo a numeri comunque sempre comparabili, se non ancora superiori. E allora come giustificare sempre obbligo a far correre al proprio figlio un rischio paragonabile al rischio a cui si sottopone un altro bambino? Mors tua vita mea non mi sembra un approccio adeguato, né tantomeno l’obbligo. Adeguata informazione e sensibilizzazione, apertura a dibattiti di livello adeguato e non ridotti a becero antagonismo e slogan forse sarebbero auspicabili.

    La ringrazio per la cortese attenzione, cordialità

    • Carissimo Dante,
      circa la sua prima considerazione, purtroppo con i dati disponibili è impossibile applicare un modello di correlazione lineare per vari motivi. Innanzi tutto la bassa copertura vaccinale di un anno non ha effetti lo stesso anno ma si ripercuote a cinque, magari 10 anni di distanza. Poi, purtroppo, i numeri delle notifiche non sono affidabili. I casi notificati sono per lo più quelli più gravi ed ospedalizzati. Esiste dunque un certo tasso di sottonotifica. Inoltre, come lei stesso ha puntualizzato, le dinamiche della propagazione epidemica sono complesse e difficilmente riconducibili ad un modello lineare.

      Trovo invece molto interessante la sua seconda analisi. Diamo per buoni i calcoli che lei ha fatto (per i motivi di cui sopra bisogna fare sempre delle correzioni, ma non credo che la sostanza cambi). Questo dimostra che nel momento attuale si corre più rischi vaccinando che non vaccinando. Le vengo incontro con un esempio ancora più drastico: pensi alla poliomielite o alla difterite. Il rischio di contrarre la polio o la difterite, se basato sui dati di incidenza degli ultimi 20 anni, è 0. Quindi il rischio legato alla vaccinazione, per quanto basso lo possiamo stimare, sarà certamente superiore a 0.

      In questa sua valutazione è racchiuso il paradosso delle vaccinazioni. In fase di eliminazione di una malattia, quando l’incidenza di malattia è molto bassa, ci si vaccina per prevenire il ritorno della malattia. Ecco perché non è corretto valutare il rischio nella modalità che ha fatto lei in termini di rischio individuale. La sua valutazione non comprende il valore sociale della vaccinazione: io vaccino mio figlio per proteggere sia lui ma anche l’intera comunità dal ritorno di pericolose malattie. Quindi il rischio di eventi avversi va confrontato con il rischio di prendere la malattia e avere complicanze serie IN ASSENZA DI VACCINAZIONE. Quello che si valuta, non è l’atto singolo della vaccinazione, ma il programma nel suo insieme.

      Purtroppo chi sceglie di non vaccinare i propri figli contando sull’effetto protettivo del programma, fa solo una scelta egoistica e antisociale. Se tutti i genitori ragionassero allo stesso modo, la polio, la difterite, le grandi epidemie di morbillo tornerebbero alla grande.

      • La ringrazio per la cortese risposta. Ritengo però che oggi sia alquanto paradossale pensare di confrontarsi con il rischio di una completa assenza di vaccinazione in Italia. La mia contestazione, alla fine, è solo e semplicemente sull’obbligo. Il tanto vituperato Veneto, con il suo approccio, non ha per il morbillo i dati adeguati a garantire opportuno effetto gregge, ma per le altre malattie si. Comunicazione, empatia e non coercizione ritengo siano gli strumenti più adeguati per raggiungere un obiettivo. Secondo me questa manovra coercitiva avrà un effetto nel breve termine, ma perdurerà solo se mantenuta per lungo periodo, il che ai tempi di oggi mi sembra sia un insuccesso. Sull’egoismo ripeto, a parte le considerazioni che ho riportato prima: sono veramente e moralmente egoista se per non far correre un rischio ad un “debole” ne faccio correre uno analogo a mio figlio? E la risposta sarebbe probabilmente si, se come dice lei TUTTI ragionassero così. Ma i numeri non dicono questo, dicono che male che va, è solo su alcune malattie abbiamo massimo un 10-15% di persone che ragionano così, più o meno consapevolmente. Insomma, la mia sensazione è che non ci sia la condizione di urgenza che i media e lo stesso governo e lo stesso ISS hanno trasmesso. in fin dei conti stiamo parlando, ad oggi, di rischi dell’ordine (anzi più bassi) dell’essere colpiti nell’arco della propria vita da un fulmine (1/135.000). No urgenza, si adeguato approccio comunicativo, differenziato poi da malattia a malattia, senza messaggi catastrofistici. Se tutti smettessimo oggi di vaccinare i nostri figli ad esempio dal morbillo, non ci sarebbero stragi come tutti e ripeto tutti scrivono. non possiamo permetterci nemmeno lontanamente di tornare ad una condizione di vaccinazione 0, figuriamoci. Ma non possiamo nemmeno fare terrorismo su conseguenza catastrofiche che numeri alla mano non si possono realizzare e che sono 10-109 volte inferiore ad un qualsiasi anno di incidenti stradali con morte di bambini causa mancato uso dei corretti dispositivi di sicurezza. Allora, se questa di oggi è un’emergenza, questa 100 volte più grave cos’è? In sintesi, ritengo ci sia esagerazione e mancatnza di approccio analitico alla questione, si reagisce, anche ad altissimi livelli (ripeto, governo e ISS in primis) di pancia. Sarà che forse si pensa sia la strategia giusta per “colpire l’attenzione” del popolino ma io vorrei essere trattato da chi mi governa e tutela la mia salute come soggetto pensante e in grado di interloquire, non solo da spaventare e obbligare. Rinnovo i miei più cordiali saluti

        • In termini di sanità pubblica, le valutazioni di rischio vanno fatte confrontando il rischio da vaccino con il rischio del ritorno delle malattie infettive. Questo rischio non è ipotetico, è reale se si abbassano i livelli immunitari. Riguardo al riferimento all’atteggiamento “egoista” (preferirei definirlo “individualista”) le conseguenze di non vaccinare il proprio figlio non si ripercuotono solo sui bambini “deboli” ma anche sulle future generazioni. I movimenti antivaccinisti hanno a lungo contrastato (usando gli stessi argomenti) la eradicazione del vaiolo. Se avessero vinto loro lei oggi si troverebbe a dover vaccinare suo figlio contro il vaiolo. Il principio è: o si accetta di far parte di una società e si percorrono insieme le strade della prevenzione o si pensa solo ai propri interessi e quindi va a farsi fottere il bene collettivo.
          Quanto al discorso sull’obbligo, io personalmente non sono mai stato un grosso sostenitore. Capisco le ragioni del Governo che si trova sotto pressione anche perché non riesce a far fronte agli impegni internazionali quali l’eliminazione di morbillo e rosolia. Però su questo tema capisco che la discussione può essere lunghissima

          • Innanzi tutto grazie per le risposte, riuscire ad avere una conversazione con toni “normali” su questo argomento nelle ultime settimane è un miraggio e ne attribuisco una grossa causa al “maldestro” intervento de governo, seppur mosso da esigenze “nobili” e sollecitazioni “autorevoli”. Ciò premesso, comprendo il caso del vaiolo, è che allo stato attuale sembrerebbe che per una serie di fattori l’obiettivo analogo di eradicazione, in particolare de morbillo, sia irraggiungibile, almeno nel breve medio periodo. I bacini di suscettibilità in primis, probabilmente l’elevata contagiosità della malattia, portsnoba situazioni come Mongolia o la stessa Germania che fanno vedere come la copertura vaccinale non sia l’unica soluzione, la panacea. Contributo necessario e indispensabile ma non sufficiente. E quando poi leggo che per mancata copertura economica si decide di lasciare sacche di suscettibilità tra l’altro ad alto “rischio” (personale sanitario e scolastico) mi trovo poi “confuso”. Meglio cominciare da qualcosa e da quello che si ritiene abbia l’influenza maggiore soprattutto per il “futuro” ma ripeto, l’approccio minè sembrato goffo e strillato in maniera ingiustificata. Temo che il successo del vaiolo non si ripeterà, almeno ho questa impressione dai dati analizzati. Con la polio, abbiamo confinato il virus selvaggio a poche sacche di resistenza in 2-3 paesi, ma il virus modificato da vaccino persiste e paradossalmente sarà sempre alimentato dalla vaccinazione stessa e necesssiterà una vaccinazione sempiterna per garantire il suo controllo a numeri trascurabili, ma mai eradicazione. Insomma, le strategie dovrebbero essere diverse, diversificate, sinergiche, attualizzate e constestualizzate alla singola malattia e singolo paese. capisco anche le ragioni semplificative e organizzative del “10 in 1” ma non le condivido. infine, Sono positivamente colpito da come ci sia possibilità quanto meno di confronto, senza tema di essere tacciati di “antivaccinismo, antiscienza, webetismo” e chi più ne ha più ne metta, sul discorso dell’obbligo.cordialità

    • Terenzio Longobardi | 2 agosto 2017 at 16:01 | Rispondi

      Gentile Dante, mi perdoni se mi intrometto nella discussione, ma mi pare che nei suoi calcoli del rischio mescoli patate con piselli, cosa giusta in cucina, ma non tanto nel caso delle vaccinazioni. I morti per morbillo andrebbero confrontati con i morti per vaccinazione, che a pena di smentita, mi risultano pari a zero, quindi se non sbaglio i calcoli, con una probabilità dello 0%, inferiore a quella calcolata da lei per le vaccinazioni. Poi, per quanto riguarda le reazioni avverse bisognerebbe capire cosa si intende con questo termine per effettuare un confronto sensato. Nel caso delle vaccinazioni (1/1.000.000), non lo so quali siano, lei le raffronta con quelle gravi del morbillo, considerando solo le encefaliti, ma leggendo l’ultimo bollettino dell’ISS relativo all’epidemia in corso, su 4000 casi di morbillo accertati, il 35% hanno avuto complicanze con ricoveri ospedalieri, che mi paiono serie (non sono un medico),come otiti (119), epatiti (153), polmoniti (146), convulsioni(4) ecc. Se non si stabilisce un livello di confronto tra reazioni avverse delle vaccinazioni e del morbillo, si rischia di sballare la valutazione del rischio. Infine, mi parrebbe che una valutazione più corretta del rischio dovrebbe considerare l’incidenza della malattia sulla popolazione non vaccinata, piuttosto che su quella totale. Grazie per l’attenzione.

      • Nessun problema, si figuri. Riguardo i decessi, possiamo fare affidamento alle segnalazioni di reazioni avverse (rapporto AIFA) che peró ben chiarisce che alla fine nessuno dei decessi riportati puó essere correlato con certezza all`evento vaccinale. E`una possibilità, remota, ma ovviamente il confronto va fatto fra probabilità (atteso che la frequenza, per n che tende ad infinito dove n è il numero dei casi analizzati, tende alla frequenza). Mi sono poi soffermato sulle “reazioni gravi” in quanto si, è indubbiamente poco “simpatico” pensare a complicazioni come otiti, epatiti o polmoniti ma questi eventi si verificano con ordini di grandezza superiori come complicanze di malattie come influenza. Mi sono quindi soffermato sulle reazioni “gravi”. D`altra parte, ultimo rapporto AIFA, abbiamo anche un certo numero di reazioni “gravi” (convulsioni, iperpiressia, dissenteria, etc..) ed il confronto sarebbe diventato difficile, parcellizzato, non chiaro. Il mio “intento” era comparare il “numero magico” di 1/1.000.000 spesso indicato come evento rarissimo di conseguenza grave da vaccino (numericamente in effetti da considerarsi remoto, come detto meno probabile di essere colpiti nella propria vita da un fulmine..) con una percezione di rischio urgente e cogente di gravi conseguenze, causa morbillo, che in effetti “oggi” e sottolineo “oggi” è invece comparabile con tali numeri bassi. Capisco poi bene la risposta del Prof. Lopalco e la necessità, in ambito epidemiologico, di effettuare confronti rispetto alla situazione limite “cosa succederebbe se nessuno si vaccinasse” e confrontarsi quindi col relativo rischio, e non con il rischio di oggi.

        Sull`ultima considerazione, i numeri cambiamo poco. CI aiuta in questo senso sempre un articolo del Prof. Lopalco (http://www.adultievaccinati.it/2017/07/07/non-siate-suscettibili/) che seppur con alcune approssimazioni del tutto accettabili e che se risolte non sposterebbero le osservazioni fatte, ci porta a vedere ad esempio che nella fascia 0-29 anni abbiamo circa 6 milioni di soggetti suscettibili e abbiamo avuto circa 2000 casi (somma delle varie colonnine per grafico). Troviamo quindi 2000 casi su 6milioni cioè 2000/6.000.000 cioè 1/3.000, da moltiplicare poi per il rischio di complicanza grave da morbillo (1/1.000 encefalite ad esempio) che porta il rischio a 1/3.000.000, come vede sempre stesso ordine di grandezza (come rischio attuale) Saluti

  13. Io pensavo che un epidemia era quando si supera a una certa soglia ad esempio numero infetti sul totale popolazione in percentuale. Grazie

    • Si, è un altro modo per definirla, ma il concetto è lo stesso: numero di casi superiore all’atteso significa esattamente il superamento di una soglia. La soglia è data da quello che è il numero “normale” di casi in una certa popolazione. Per esempio, se dopo un banchetto di nozze 20 persone prendono una gastroenterite allora si parla di epidemia di gastroenterite, appunto perché il numero di casi attesi sarebbe 0.

      • Salvatore Costanzo | 17 luglio 2017 at 10:12 | Rispondi

        Grazie per la celere risposta.
        Quindi il calcolo da lei fatto è stato così eseguito:
        <1 anno tasso=numero popolazione/numero infetti (per quella fascia di età)
        da 1 a 4 anni tasso =numero pololazione/numero infetti (per quella fascia di età)
        cosi' via …..

      • Salvatore Costanzo | 17 luglio 2017 at 10:18 | Rispondi

        Grazie per la celere risposta.
        Quindi il calcolo da lei fatto è stato così eseguito :
        <1 anno tasso=(numero infetti/numero popolazione)100000 (per quella fascia di età)
        da 1 a 4 anni tasso =(numero infetti/numero pololazione)*100000 (per quella fascia di età)
        cosi' via …..
        scusi se approfitto della vostra sapienza!
        il messaggio di prima ho sbagliato!

        • Non le piace la domanda su come avete fatto il calcolo? Grazie attendo risposta

          • PL Lopalco | 31 luglio 2017 at 16:13 |

            mi dispiace, non so perché ma era finita nella cartella spam. Si, per calcolare un tasso si fa (numero di casi in una fascia di età)/(popolazione in quella fascia di età)

  14. Mi scuso, aggiungendo un’ulteriore considerazione. Ad oggi il focus, mediatico e non, è evidentemente sul morbillo, sula quale ritengo sia giusta è opportuna una riflessione. ma se mi cimento a fare le considerazioni probabilistiche di cui sopra sulle altre malattie per cui si richiede obbligo vaccinale, ad oggi, e sottolineo fortemente ad oggi, la situazione in Italia mi porta a dei numeri risibili, di ordini di grandezza inferiori, se non in alcuni casi nulli. In questo caso l’asettico approccio di gestione del rischio darebbe soluzione univoca: non correrlo. È ovvio che questo discorso prescinde da disamine di tipo epidemiologico (es assurdo: smetto di vaccinare tutta la popolazione, dopo quanto tempo si crea un bacino di suscettibili in grado di causare allora si, vere e proprie epidemie?) ma con i numeri attuali, e considerando che il morbillo ha di gran lunga la contagiosità maggiore, siamo ancora in soglia di copertura di sicurezza. Ringrazio ancora, cordialita

  15. Sono un’italiana residente all’estero mamma di due bambine. Non ho vaccinato le mie figlie nel nostro Paese di residenza ma volevo farlo prima di partire per l’Italia. Non sono riuscita e speravo di poterlo fare qui, ma non è possibile farlo privatamente (non possiamo usufruire del SSN ovviamente). Se di epidemia si tratta, perché non mettere in atto misure straordinarie consentendo l’accesso ai vaccini anche a chi viene in Italia in vacanza? Ovviamente a pagamento!

    • Purtroppo questi aspetti dipendono molto dai modelli organizzativi delle ASL. Molte ASL in Italia permettono di fare qualsiasi vaccinazione “fuori calendario” dietro pagamento di ticket. L’utente ha anche il vantaggio che paga il vaccino non al prezzo pieno, ma al prezzo di acquisto della ASL. Inoltre sono a conoscenze che (in alcune aree del Nord) si stanno diffondendo degli ambulatori privati di vaccinazione che offrono il servizio a pagamento.

      • La ringrazio per la risposta. Sono in vacanza al Sud, quindi continuerò a cercare sperando che nel frattempo le mie bimbe non si ammalino.

  16. In riferimento ai casi di morbillo nei bambini sotto l’anno di età vorrei sapere se ci sono differenze di incidenza nei bambini allattati al seno da madri immunizzate da malattia naturale o da vaccino, e nei bambini allattati artificialmente.
    Grazie

    • La risposta è: ni 🙂 Nel senso che le madri immuni trasmettono al figlio una certa immunità passiva attraverso l’allattamento, ma 1) questa immunità è molto variabile perché dipende dal livello di anticorpi circolanti nel sangue materno (più anticorpi ci sono nel siero più ne trovo nel latte); 2) gli anticorpi acquisiti passivamente attraverso il latte sono solo parzialmente efficaci a bloccare una infezione da virus del morbillo. Qualche evidenza in letteratura esiste circa la protezione del latte materno sul morbillo, ma si tratta di studi prevalentemente in Paesi in via di sviluppo (alta circolazione di virus e mamme molto giovani). Un lavoro fatto in Gran Bretagna dimostra una parziale efficacia dell’allattamento al seno nel diminuire il rischio di morbillo nel bambino: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19133867

  17. Questi dati non vengono quindi raccolti per esempio nell’ultima epidemia? Se il morbillo è più pericoloso nei neonati e se alcuni fattori come l’allattamento sono effettivamente importanti per ridurre il rischio di contrarre la malattia (soprattutto in soggetti non vaccinabili), sarebbe importante raccogliere questi dati per capire come proteggere al meglio i piccoli.
    Altra domanda: se statisticamente i bambini allattati al seno si ammalano un po’ meno rispetto agli altri, significa che alcuni di questi sono immunizzati (come se fossero vaccinati o abbiano contratto la malattia)?
    Grazie per la disponibilità

    • Queste informazioni servirebbero solo per speculazione accademica. La strategia per eliminare il morbillo, e quindi proteggere anche i neonati troppo piccoli per essere vaccinati, è chiara: la circolazione del virus si interrompe con alte coperture nei nuovi nati e con il recupero dei suscettibili nelle classi di età maggiori. Con queste due azioni il problema si taglia alla radice.nIn ogni caso l’allattamento al seno viene promosso in tutte le neonatologie italiane, a prescindere dal morbillo.

      • Una precisazione: madri immunizzate da vaccino o da malattia naturale forniscono al lattante lo stesso livello di protezione?
        E per quanto riguarda la domanda nel precedente post “se statisticamente i bambini allattati al seno si ammalano un po’ meno rispetto agli altri, significa che alcuni di questi sono immunizzati (come se fossero vaccinati o abbiano contratto la malattia)?”
        Grazie ancora del tempo che mi ha dedicato

        • Guardi la risposta è semplice: la concentrazione di anticorpi nel latte materno è proporzionale alla concentrazione di anticorpi nel siero. Quindi dipende da quanto tempo fa abbia fatto la vaccinazione, da quanto la malattia, da quante dosi di vaccino ha fatto, se ha preso booster naturali (infezioni) dopo la vaccinazione, ecc. Quindi come vede non può esistere una risposta netta. La risposta è: dipende. Poichè, come le ho spiegato prima, questa faccenda da un punto di vista della sanità pubblica non è rilevante, nessuno si è preso la briga di fare uno studio controllato per vedere la concentrazione di anticorpi antimorbillo e confrontarli fra popolazioni vaccinate e non vaccinate. Circa la sua seconda domanda la risposta è no: i bambini si ammalano di meno perchè gli è stata conferita immmunità passiva che comunque svanisce dopo poche settimane. Quindi non è la stessa cosa della malattia naturale o della vaccinazione che invece conferiscono immunità attiva.

          • Dalla sua risposta deduco che se vengo in contatto con il virus del morbillo mentre sono “coperto passivamente” non svilupperò immunità “attiva”. è corretto?

          • PL Lopalco | 29 luglio 2017 at 7:17 |

            L’immunizzazione attiva viene indotta da una infezione: è necessario che il virus superi le prime barriere, penetri nelle cellule delle vie aeree e inizi a riprodursi. Se avviene questo, si avrà immunizzazione attiva. Se sono già presenti anticorpi che bloccano il virus e gli impediscono di riprodursi, allora l’immunizzazione attiva non ci sarà

          • Quindi se faccio dei vaccini ad un lattante la cui madre è immunizzata per le malattie per cui sto vaccinando, il lattante avrà “difficoltà” a sviluppare immunità attiva?

          • PL Lopalco | 29 luglio 2017 at 14:50 |

            Questo avviene solo per i vaccini con virus vivi attenuati (MPR e Varicella): infatti questi vaccini si fanno dopo i 12 masi compiuti, proprio per evitare che l’immunità passiva conferita dalla madre possa interferire con la vaccinazione.

          • Professore, l’immunità passiva conferita dalla madre (che ha contratto la malattia a suo tempo) svanisce comunque entro i 12 mesi o può protrarsi nei bambini allattati oltre l’anno?

          • PL Lopalco | 30 luglio 2017 at 6:52 |

            L’immunità passiva materna si trasmette attraverso la placenta durante la gravidanza (gli anticorpi passano dal sangue materno al sangue fetale), quindi già a 6 mesi il neonato non ha più anticorpi materni. L’immunità passiva conferita con l’allattamento è di entità molto minore e comunque di tipo diverso (perchè parliamo di una somministrazione orale). Se poi parliamo di allattamento prolungato oltre l’anno di vita, mi permetterei di dire che è nulla, in quanto a quell’età il latte della madre da un punto di vista nutrizionale è molto scadente.

          • Aaaarrrggghhh!!!
            Il latte materno passato l’anno diventa molto scadente????
            Tu quoque!

          • Sul valore nutrizionale del latte materno oltre l’anno (e sulla presenza di anticorpi) esistono numerosi studi, di seguito alcune citazioni, solo per amor del vero (mi scuso per le eventuali imprecisioni nel copia e incolla):

            Human milk in the second year postpartum contained significantly higher concentrations of total protein, lactoferrin, lysozyme and Immunoglobulin A, than milk bank samples, and significantly lower concentrations of zinc, calcium, iron and oligosaccharides.”
            — Perrin 2016

            “Human milk expressed by mothers who have been lactating for >1 year has significantly increased fat and energy contents, compared with milk expressed by women who have been lactating for shorter periods. During prolonged lactation, the fat energy contribution of breast milk to the infant diet might be significant.”
            — Mandel 2005

            “Breast milk continues to provide substantial amounts of key nutrients well beyond the first year of life, especially protein, fat, and most vitamins.”
            — Dewey 2001
            In the second year (12-23 months), 448 mL of breastmilk provides:
            29% of energy requirements
            43% of protein requirements
            36% of calcium requirements
            75% of vitamin A requirements
            76% of folate requirements
            94% of vitamin B12 requirements
            60% of vitamin C requirements
            — Dewey 2001

            Studies done in rural Bangladesh have shown that breastmilk continues to be an important source of vitamin A in the second and third year of life.
            — Persson 1998

            Perrin MT, Fogleman AD, Newburg DS, Allen JC. A longitudinal study of human milk composition in the second year postpartum: implications for human milk banking. Matern Child Nutr. 2016 Jan 18. doi: 10.1111/mcn.12239.

            American Academy of Pediatrics Section on Breastfeeding. Breastfeeding and the Use of Human Milk. Pediatrics. Mar 1, 2012;129(3): e827 -e841.

            Lawrence RA and Lawrence RM. Breastfeeding: A Guide for the Medical Profession, 7th ed. St. Louis: Mosby, 2011, p. 153-195. See particularly Table 5-2 on p. 164: “Concentration of immunologic components in human milk collected during second year of lactation”

            Ip S, et al. Breastfeeding and maternal and infant health outcomes in developed countries. Evid Rep Technol Assess (Full Rep). 2007;153(153):1–186.

            Hanson LA. Immunobiology of Human Milk: How Breastfeeding Protects Babies. Amarillo, Texas: Pharmasoft Publishing, 2004.

            Hamosh M. Bioactive factors in human milk. Pediatr Clin North Am 2001 Feb;48(1):69-86.

            Mølbak K, et al. Prolonged breast feeding, diarrhoeal disease, and survival of children in Guinea-Bissau. BMJ. 1994 May 28;308(6941):1403-6.

            Hamosh M, Dewey, Garza C, et al: Nutrition During Lactation. Institute of Medicine, Washington, DC, National Academy Press, 1991, pp. 133-140.

            van den Bogaard C, et al. The relationship between breast-feeding and early childhood morbidity in a general population. Fam Med. 1991 Sep-Oct;23(7):510-5.

            Briend A, Wojtyniak B and Rowland MG. Breast feeding, nutritional state, and child survival in rural Bangladesh. Br Med J (Clin Res Ed). 1988 Mar 26;296(6626):879-82.

            Gulick EE. The effects of breastfeeding on toddler health. Pediatr Nurs. 1986 Jan-Feb;12(1):51-4.

            Palti H, Mansbach I, Pridan H, Adler B, Palti Z. Episodes of illness in breast-fed and bottle-fed infants in Jerusalem. Isr J Med Sci 1984 May;20(5):395-9.

            Goldman AS et al. Immunologic components in human milk during weaning. Acta Paediatr Scand. 1983 Jan;72(1):133-4.

            Goldman AS, Goldblum RM, Garza C. Immunologic components in human milk during the second year of lactation. Acta Paediatr Scand. 1983 May;72(3):461-2.

          • PL Lopalco | 30 luglio 2017 at 13:26 |

            Non sono un esperto. Mi rimetto ai pareri dei pediatri. Mi sembra di capire che i pediatri supportino fortemente l’allattamento al seno ma non oltre lo svezzamento

          • Tratto da documento redatto da SIPNEI il 29/7/2017 “Sempre riguardo alla vaccinazione antimorbillo, segnaliamo un dato che meriterebbe una
            riflessione specifica: in tutti i focolai identificati in Europa e in USA, c’è sempre una quota di
            bambini infettati con meno di un anno di vita, un’età a rischio, in cui ancora non è raccomandata e
            praticata la vaccinazione antimorbillo. Il bambino, in questo periodo critico, può ricevere una
            protezione dalla madre che gli trasmette i suoi anticorpi antimorbillo. Il fatto è che le donne
            immunizzate naturalmente trasmettono una quantità di anticorpi nettamente superiore a quella
            delle donne vaccinate. La differenza della presenza di anticorpi anti morbillo, in bambini nati da
            madri che hanno subito il contagio rispetto ai nati dalle vaccinate, è netta e rintracciabile per lo
            meno fino all’età di 5 mesi. Quindi, donne che, nella loro infanzia, si sono vaccinate contro il
            morbillo potrebbero non trasmettere un’adeguata protezione anticorpale ai propri figli nel primo
            anno di vita, a differenza delle donne che hanno contratto un’immunizzazione naturale”

          • Molto interessante e per molti versi sorprendente. Tuttavia sapendo come i tassi di allattamento siano in cantina, difficile trovare un utilizzo pratico dell’informazione. In sostanza si parla delle donne Che allattano esclusivamente fino a 5 mesi e che hanno preso il morbillo da bambine; numericamente temo siano poche.

          • PL Lopalco | 5 agosto 2017 at 17:57 |

            Anticorpi anti-morbillo sono trasmessi dalle mamme nell’ultimo trimestre di gravidanza, ma questi NON sono in grado di prevenire un’infezione in tutti i neonati in caso di epidemia, anche se si trattasse di immunità acquisita naturalmente. Fare questa distinzione fra immunità naturale acquisita da bambini ed immunità acquisita con le vaccinazioni è assolutamente ozioso. Per avere mamme immuni naturalmente che dovremmo fare? Smettere di vaccinare? per tornare ad avere i 200 morti/anno di morbillo dell’era prevaccinale? E’ un discorso nonsense.

          • Mi sembra che la risposta a tutto sia “vacciniamo!” A me sembra che ci siano tanti aspetti da approfondire e che lei definisce “senza senso”. Sembra che lei definisca SIPNEI come fonte incompetente.

          • PL Lopalco | 9 agosto 2017 at 11:42 |

            Non mi sembra di aver mai detto (nè pensato) che la vaccinazione sia la panacea. Il vaccino va fatto quando le evidenze dimostrano che sia utile farlo. Non posso definire SIPNEI fonte incompetente perchè non conosco questa neonata associazione. Quando avranno pubblicato lavori scientifici potrò giudicarne la qualità. Io posso solo dire che le affermazioni contenute nella lettera che circola a firma di questa sigla in questi giorni è piena di inesattezze scientifiche e tecniche e, comunque, è il solito documento che solleva dubbi avanzando teorie ed ipotesi non confermate. Su questo blog mi sforzo con grande fatica a spiegare che il dibattito scientifico non funziona così. Non mi posso alzare una mattina e sparare teorie a vanvera. Se ho una teoria (ipotesi) la devo prima provare e poi divulgare. Altrimenti faccio solo confusione e alimento dubbi immotivati nella cittadinanza. E’ insomma un atteggiamento anti- o pseudo- scientifico.

          • Sono d’accordo che avanzano dubbi e teorie non confermate, ma nemmeno smentite. Si può dire senza ombra di dubbio che i vaccini non possano avere conseguenze a lungo termine?

          • La non vaccinazione ha degli effetti a breve, medio e lungo termine ben noti.

        • Ok Andrea, ma non risponde a ciò che io ho scritto.

    • Mettiamola così, non so se hai avuto occasione di leggere la lettera aperta che avevo linkato nei commenti qualche giorno fa. Alcuni firmatari conoscono bene allattamento e alimentazione complementare, ma non so quanto siano ferrati in materia di vaccini & Co. 😉
      (Comunque se gli dai un’occhiata mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. )

      • non vedo il commento con il link di cui parli. Ho anche cercato nella spam ma non c’è

          • PL Lopalco | 31 luglio 2017 at 8:48 |

            Lo conoscevo. E’ una proposta in parte condivisibile. Del resto è avanzata da persone di tutto rispetto. I personalmente sono solo in parte d’accordo e, per alcune affermazioni, credo che sbaglino. In particolare:
            1. siamo tutti d’accordo
            2. parzialmente d’accordo
            3. sono d’accordo, ma non è semplice da applicare in una modalità tutto-o-niente
            4. siamo d’accordo
            5. nella tabella esistono forti imprecisioni. Es. che la vaccinazione contro la varicella sia imprudente o che il vaccino antipertosse non dia immunità di gregge. Altra imprecisione che l’antidifterico sia come l’antitetanico: non è vero perchè la vaccinazione di massa contro la difterite blocca la circolazione di ceppi tossigenici, quindi l’effetto gregge esiste eccome (vedi famosa epidemia in Russia)
            Ricordo che molti dei firmatari erano fortemente contrari alla introduzione del vaccino contro lo pneumococco in Italia. Poi lo hanno adottato in tutto il mondo…

            Comunque, si tratta di argomenti su cui vale la pena discutere.

    • Però ci sono degli aspetti che mi lasciano perplesso:
      1) perché pubblicare la lettera a pochi giorni dall’approvazione del decreto sull’obbligatorietà dei vaccini? Mica ti aspetto che il governo faccia marcia indietro, no?
      2) quanto proposto è molto complesso e per me la prima regola della comunicazione deve essere la semplicità. Dato che si cerca fare un reset di una situazione che è andata fuori controllo, la proposta non vedo come potrebbe aver aiutato. In quanti l’avrebbero capita e in che modo avrebbe fatto alzare i tassi di vaccinazione a breve termine?
      3) anche la differenziazione tra le regioni mi lascia perplesso… I calendari vaccinali che dipendono da dove vivi sono una Delle maggiori fonti di confusione.
      4) la richiesta dei vaccini monovalenti su richiesta mi sa di scusa e mi chiedo quanto sia fattibile all’atto pratico.
      5) dire che c’è l’obbligo solo per il morbillo avrebbe continuato creare vaccini di serie A e B.

      OK, si può discutere A VALLE della legge sui passi futuri, ma, come ho detto anche ad alcuni firmatari, non vedo come la lettera aperta aiuti in questo momento.

  18. Si e no, se facciamo il discorso sulla “normalizzazione” dei casi allora dobbiamo anche considerare che man mano che l’età aumenta il numero di persone infettabili diminuisce in quanto – nella maggior parte dei casi – una volta preso il morbillo si diventa immuni.

    Ma in generale io sono contrario alla normalizzazione: la malattia attacca le persone non immuni, più persone sono immuni e meno si diffonde; una campagna di vaccinazione **ANCHE** degli adulti aiuta a risolvere il problema ora (e fintanto che quegli adulti sono vivi) , una campagna di vaccinazione solo pediatrica risolverà il problema nel futuro quando la maggior parte degli adulti sarà composta dai bambini di oggi

    Ora, siccome:
    – vogliamo evitare il più possibile che i soggetti immunodepressi e i minori di < 12 mesi possano contrarre il morbillo
    – la popolazione italiana è per lo più anziana e il trend cresce solamente

    La domanda: ma perché non si prepara una campagna di vaccinazione anche per gli adulti, anziche' focalizzarsi solo sui bambini; mi sembra più che legittima.

    in Germania il Robert Koch institute ha proposto esattamente questo: (fonte http://www.bbc.com/news/world-europe-40056680 )

    p.s. la curva della copertura continua a rimanere questa
    http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/dati_ita.asp#morbillo

    • Purtroppo l’informazione che passa sulla strategia di eliminazione del morbillo è sbagliata. Il Ministero, nel suo Piano di eliminazione di morbillo e rosolia è stato chiaro. Come il Robert Koch institute ha adottato le linee guida dell’OMS che prevedono appunto diverse azioni, fra cui una campagna di recupero degli adulti suscettibili. Di questo se ne parla poco e, purtroppo, sono poche le Regioni che adottando il Piano abbiano seriamente messo in campo azioni di recupero degli adulti suscettibili. Ma la strategia, almeno sulla carta e nelle intenzioni del Ministero, è corretta.

      http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=1519

  19. Mi scusi professore, ma non ho resistito. Letto sul blog di Guglielmo Pepe la solita litania sulla finta emergenza morbillo perché il maggior numero di casi sarebbe negli adulti, ho proprio dovuto segnalare il link a questo suo articolo. Grazie e complimenti per il lavoro che fa

  20. buongiorno, apprezzo molto il carattere equilibrato degli interventi in questa sede. Sono a favore della libertà di vaccinazione, detto per chiarezza. volevo chiedere al prof. Lopalco se la valutazione statistica rischio-beneficio tra reazioni avverse-immunità, nei numeri cui si fa riferimento p.es. nel caso del morbillo, tiene conto del grado di benessere socio-sanitario di un paese. Dopo tante letture, mi sembra di capire che un’epidemia di morbillo in Italia non abbia lo stesso effetto che un’epidemia di morbillo in Afghanistan, anche come evoluzione della malattia in senso più o meno grave. Ho l’impressione che nel caso Italia si sia voluto calcare la mano sul pericolo di una patologia in realtà non propriamente “drammatica” e gestibile in modo adeguato anche senza copertura vaccinale del 90, o 95, 0 97 per cento.

    • E’ ovvio che l’impatto di una epidemia di malattie infettive non abbia lo stesso impatto in paesi a differente tenore socio-sanitario. Ma, proprio perchè viviamo in un paese a tenore socio-sanitario elevato, anche una singola morte o un caso di invalidità grave per una malattia prevenibile con un vaccino che costa 10 euro deve destare scandalo. Per me infatti la circolazione attuale del morbillo (e della rosolia) non è drammatica, è scandalosa. Non secondario, scandalosa per il fatto che abbiamo preso un impegno con la comunità internazionale (eliminazione di morbillo e rosolia), impegno che non stiamo riuscendo ad onorare

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