La Colonna Infame

Era il 1630. La peste falcidiava la città di Milano. Due innocenti, Guglielmo Piazza (commissario di sanità) e Gian Giacomo Mora (barbiere) furono condannati e giustiziati fra mille torture essendo stati accusati di essere due untori. La bottega di Mora fu distrutta e al suo posto innalzata una colonna, detta appunto “infame”, su cui campeggiava una lapide che ricordava l’atroce accusa e l’altrettanto atroce esecuzione dei due colpevoli. La colonna infame fu poi abbattuta nel 1778, ormai simbolo non dell’infamia dei due poveri condannati ma dei giudici che avevano commesso un simile errore.

E’ il 2017. Il morbillo circola indisturbato e fa la sua prima vittima. Allo stesso modo di 400 anni fa si scatena la caccia all’untore. “Sono stati i fratelli”. “No sono stati gli operatori sanitari”. “No, ad uccidere il morbillo è stata la leucemia, quindi la colpa è degli inquinanti ambientali” (quali?). “Anzi esiste uno studio che ipotizza il ruolo del vaccino contro la difterite fra le cause di leucemia linfatica cronica: quindi possono essere state le vaccinazioni!”

A registrare tutto quello che circola sulla rete, per la lapide da apporre sulla Colonna Infame 2.0 avremmo bisogno di tanto spazio. Allora provo io a scrivere una lapide sintetica, che elenchi gli untori e li inchiodi alle loro responsabilità:

“Il morbillo circola abbastanza indisturbato in Italia. Ed è per questo che emettiamo una condanna per:

  1. Una sanità pubblica pigra che si accorge del morbillo solo in fase epidemica, ed ha permesso per anni l’accumularsi di suscettibili in tutte le fasce di età;
  2. Quei (pochi) medici delinquenti che hanno deliberatamente diffuso teorie false per portare avanti i propri interessi personali supportati da avvocati ed associazioni varie;
  3. Quei (purtroppo tanti) operatori sanitari che conoscono poco i vaccini e davanti ai dubbi di una utenza sempre più confusa e bisognosa di chiarimenti non sanno dare risposte credibili;
  4. Quei genitori che non sono confusi, tutt’altro, hanno idee ben ferme e che in nome di una non ben precisata libertà di scelta ignorano deliberatamente di far parte di una comunità e che vaccinare significa anche proteggere i più deboli.”

La Colonna Infame era il simbolo di una società sfaldata. Una società provata da una crisi profonda che davanti alle tragedie preferiva trovare un capro espiatorio piuttosto che unirsi sotto l’egida del senso civico, riconoscere la complessità del problema e lavorare insieme alla soluzione.  Ma quello era il 1630.

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

4 Comments on "La Colonna Infame"

  1. Claudio Consolini | 17 luglio 2017 at 10:43 | Rispondi

    Gentile Professore, secondo le conoscenze attuali, le epidemie che colpirono l’Impero Romano nel secondo secolo da quali virus erano causate?

    • Quello che abbiamo della famosa “peste antonina” sono le descrizioni dei medici di allora (si ha descrizione dei sintomi anche negli scritti di Galeno). I sintomi parlano di febbre, diarrea e eruzioni cutanee quindi molto probabilmente si riferiscono a casi di vaiolo. Questo ci sta anche con i tassi di letalità riportati che erano molto alti.

  2. Claudio Consolini | 17 luglio 2017 at 14:03 | Rispondi

    E invece quelle portate in America dai conquistadores?

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