Maledetta primavera

Non abbiamo ancora il testo del decreto, ma il comunicato stampa del Ministero della Salute ci dà gli elementi per commentare quelle che sono le intenzioni del Governo. Intenzioni, certo, perché da adesso passeranno (se non sbaglio) 60 giorni di discussione parlamentare per avere il testo definitivo.

Il Governo sceglie la strada del decreto, anticipando i lavori delle Commissioni parlamentari e scavalcando i diversi iter di tante Regioni che stavano legiferando in materia. C’erano i motivi di emergenza per ricorrere al decreto?

Da epidemiologo, l’unica emergenza che posso testimoniare è quella del morbillo e della rosolia. E non per il picco di quest’anno che ha già superato i 2000 casi e che era del tutto prevedibile, ma per le coperture indecenti per MPR che si registrano da sempre nella stragrande maggioranza delle Regioni italiane. Nel nostro Paese, se permane lo status quo, il morbillo non si eliminerà neanche fra 20 anni.

Da uomo di sanità pubblica, invece osservo un’altra emergenza: un’emergenza culturale fra gli operatori sanitari e strutturale della sanità pubblica nelle attività di offerta vaccinale. Le vaccinazioni sono offerte da una rete di servizi in sofferenza di risorse che, in questa battaglia, non riceve alcun supporto da tutte le altre componenti del SSN. Spesso un pediatra o una infermiera del servizio vaccinale spende il suo (poco) tempo a disposizione a cercare di convincere dei genitori indecisi a vaccinare, ma poi arrivano i “consigli” del suocero anestesista, del cognato farmacista, della cugina ostetrica che creano confusione a più non posso. E quando si è fortunati a non avere parenti “del campo” arriva Topo Gigio in televisione che ti dice che per evitare l’influenza basta lavarsi le mani, o l’AIFA che fa comunicati del terrore sul Fluad e tanti, troppi, tribunali che danno ascolto ad avvocati ed associazioni senza scrupoli.

L’azione del Governo di questi giorni (e degli ultimi mesi) ha l’innegabile merito di dare un segnale forte: le vaccinazioni sono utili e si fanno. E l’obbligo di cui si parla, in realtà è un filtro scolastico sacrosanto. E poi, da quattro vaccinazioni obbligatorie in definitiva si passa a quattro vaccini: esavalente, MPRV, meningo B e meningo C. Si reintroduce e si rafforza un obbligo che, in realtà, è sempre esistito. Fuori luogo, dunque, gli appelli alla “incostituzionalità” che ho sentito da parte delle solite associazioni “non sono contro i vaccini, ma…”

Si mantiene, invece, una distinzione fra vaccini di serie A e di serie B che tanto male ha fatto al mondo della vaccinazione. Il ricorso al decreto, ovviamente, ha tenuto fuori (per seguire il principio dell’emergenza e della diffusibilità in ambiente scolastico) vaccinazioni importanti inserite nei LEA come rotavirus (che comunque nei nido causa epidemie alla grande), pneumococco (cento volte più frequente del meningococco) e (soprattutto) HPV.

A parte questo appunto puramente tecnico, e accanto al plauso che comunque va fatto ad un Governo che finalmente da risalto alle politiche vaccinali, la mia perplessità resta tutta legata al ricorso allo strumento del decreto per una materia così complessa e delicata. Mi spaventa la confusione che si creerà in un sistema, già sotto stress dopo la bolla della meningite, che si trova ora a reggere l’urto di una massa di genitori titubanti che hanno urgenza di mettersi in regola per l’iscrizione a nido e materne. Mi spaventa la mancanza di una visione di medio-lungo termine che preveda il rafforzamento dei servizi di vaccinazione e l’istituzione di sinergie all’interno nel SSN. Mi spaventa ancora di più il Ministero quando parla di campagne di comunicazione ai cittadini. Faccio un appello pubblico e corale a non fare campagne spot. Non servono. La comunicazione vaccinale passa per altri canali che sono soprattutto canali individuali e personalizzati sull’utente.

E, ultimo ma non da ultimo, veniamo noi, gli operatori sanitari. Prima di veder aumentate le multe ai “genitori confusi” mi sarebbe piaciuto vedere togliere l’idoneità lavorativa al collega che rifiuta di vaccinarsi per il morbillo. Dicono voci governative che questo arriverà presto. Lo spero vivamente.

Questo decreto, insomma, non è un punto d’arrivo ma è solo l’inizio di un percorso. Nel frattempo, ai miei cari colleghi igienisti e pediatri in prima linea allego una foto che spiega in dettaglio come rimboccarsi le maniche con stile.

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

7 Comments on "Maledetta primavera"

  1. Pienamente d’accordo su tutto quanto scrivi.
    (Lavarsi le mani, comunque, in corso di epidemie influenzali è utile… oltre ovviamente al vaccino!).
    Da infettivologo in prima linea (vale anche per noi?) ti ringrazio per le istruzioni su come rimboccarsi le maniche! 😉

    • Hai ragione, non volevo dire che lavarsi le mani non serva. Ma sono rimasto colpito da una analisi fatta sulla campagna Topo Gigio. In pratica avevano azzeccato le modalità comunicative usando un personaggio molto caro a quelli della mia età che erano il target della campagna, ma nessuno degli intervistati rispondeva che per prevenire l’influenza bisogna vaccinarsi. Il contenuto evidentemente era fatto male.
      In quanto al rimboccarsi le maniche, se la gente continuerà a non vaccinarsi per gli infettivologi il lavoro aumenta 🙂

      Grazie del commento!

  2. (soprattutto) HPV il primo vaccino copriva 4 ceppi quello nuovo 9 ceppi, non è un po’ poco contro i 150?

    • I ceppi di papillomavirus umano sono anche più di 150. Non tutti sono francamente oncogeni (si definiscono ad alto rischio). Fra quelli ad alto rischio i ceppi 16 e 18, da soli, sono causa nel 70% delle forme di cancro del collo dell’utero. Nel nuovo 9-valente ci sono altri 5 ceppi ad elevato rischio, con i quali di raggiunge una copertura del 90% delle forme di tumore. Gli altri ceppi virali si riscontrano più raramente. Magari raggiungessimo coperture vaccinali tali da evitare il 90% dei casi di cancro!

  3. Mi ricordo che qualche anno fa era uscito un documento del working group pediatrico dell’AiFA che raccomandava di non somministrare il tetravalente MPRV come prima dose perché era stato segnalato “un rischio di oltre due volte di convulsioni febbrili dopo somministrazione di vaccino MPRV rispetto alla vaccinazione con vaccini separati”. Si terrà conto di questo o il problema è stato in qualche modo superato? Buona serata

    • Il problema del rischio di convulsioni febbrili dopo la prima dose di MPRV è stata dibattuta molto negli ultimi anni. Dalla valutazione della letteratura, il rischio aggiuntivo di avere una convulsione febbrile per i bambini di 12-23 mesi dopo la vaccinazione MPR è di 4/10.000 (prima dose) contro gli 8/10.000 per i bambini vaccinati con MPRV (prima dose). Il rischio atteso, quindi, è di una convulsione febbrile aggiuntiva approssimativamente ogni 2300–2600 bambini vaccinati con MPRV rispetto ai bambini vaccinati con MPR e varicella monovalente. Si tratta dunque di una precauzione da prendere soprattutto per i bambini che abbiano già avuto una convulsione febbrile nel passato. Altrimenti i vantaggi della singola somministrazione superano i rischi legati ad un rischio che comunque è raro. Non solo, ma le convulsioni febbrili si possono anche prevenire tenendo sotto controllo la febbre. I genitori dunque devono essere informati (questo vale per qualsiasi vaccino) su come controllare la febbre prima che superi livelli elevati.

  4. Credo di fare cosa gradita, segnalando questo interessante video divulgativo:

Leave a comment

Your email address will not be published.


*