Ma il morbillo è davvero un piccolo morbo?

Forse è  perché lo hanno chiamato morbillo – “piccolo morbo”, per distinguerlo dal vaiolo che aveva effetti assai più devastanti – che oggi in tanti sottovalutano questa malattia infettiva. Fatta esclusione per gli esperti, sono oggi in molti a  chiedersi come mai la sanità pubblica si impegna tanto per eliminare questa malattia. E sì: eliminare. Forse non tutti sanno, ma il morbillo, insieme alla rosolia, sono entrambe sottoposte ad un programma di eliminazione da parte dell’OMS. Eliminazione che è già stata raggiunta nelle Americhe. Il morbillo non c’è più in Messico o in Paraguay, ma circola liberamente in Italia e altri Paesi d’Europa.

Ma perché tanto clamore sul morbillo? Perché il morbillo non è affatto un piccolo morbo. I dati raccolti fino ad oggi parlano di questi tassi di complicanze: otite media dal 7% al 9%, polmonite dal 1% al 6%, diarrea 8%, epatite o pancreatite nell’1%, encefalite 1 ogni 1000/2000 casi. E infine vi è la più temibile delle complicanze, la panencefalite sclerosante subacuta (PESS o SSPE in inglese) che, fortunatamente rara, si manifesta in 1 caso per 100.000. La letalità si stima da 1 caso su 1000 ad 1 caso su 2000. Considerando che, in assenza di vaccinazione, il morbillo colpisce prima o poi TUTTI, capite bene perché il morbillo è un problema di sanità pubblica importante.

La vaccinazione oggi ha ridotto notevolmente questi numeri e quindi del morbillo ci si accorge solo quando arriva e fa danni gravi. Non voglio riferirmi alla recente situazione in Romania, dove sono già stati registrati 16 morti, perché gli scettici diranno – lo hanno già fatto – che quei morti sono dovuti ad una cattiva assistenza. Vediamo cosa è successo in Francia fra il 2008 ed il 2011: più di 20.000 casi di morbillo, almeno 5.000 finiti in ospedale, più di 1.000 casi di polmonite grave, 27 casi di encefalite e 10 morti. Eppure, neanche in Francia il morbillo ha avuto un grosso impatto mediatico.

Non come invece è avvenuto nel Galles nella contea di Swansea fra il 2012 ed il 2013. Esplode il morbillo, eredità della bufala di Wakefield che alla fine degli anni ’90 aveva fatto molta presa in Inghilterra e Galles facendo crollare le coperture. Nella primavera 2013 i casi arrivano a 1.000. Ma la risposta della popolazione alla pressante richiesta di vaccinazione da parte delle autorità sanitarie non è entusiasta. Finché non succede che Gareth Williams (nella foto), un bel ragazzo di 25 anni in perfetta salute, viene trovato morto nel suo appartamento dalla fidanzata. Si scoprirà che è stato il morbillo ad ucciderlo con una forma fulminante (probabilmente di encefalite, visto che il ragazzo nei giorni precedenti aveva riferito di aver allucinazioni). Solo allora i gallesi si metteranno in fila per ricevere il vaccino.

In Italia, dall’inizio dell’anno si sta registrando una brutta riaccensione del morbillo in molte regioni italiane. Dobbiamo aspettare un Gareth Williams anche noi per vedere le code agli ambulatori vaccinali?

 

 

 

A chi volesse saperne di più su cosa possa fare il morbillo, consiglio di guardare questo video che curai insieme con il network Euronews quando ancora ero all’ECDC pochi anni fa:

 

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

5 Comments on "Ma il morbillo è davvero un piccolo morbo?"

  1. Salve Professore,
    Fino al 1985 il richiamo del morbillo avveniva una sola volta, come ricordato nel filmato.
    Da quella data si è ritenuto che fosse più corretto ri-inoculare una seconda dose per la coperture.
    Essendo il medesimo vaccino ad oggi, e visti i numerosissimi casi di morbillo agli adulti(già vaccinati da piccoli), mi domando come mai non si sia consigliato di ripetere la seconda dose.

    • Si, ormai da molto tempo le raccomandazioni internazionali sono di ripetere una dose di vaccino trivalente dopo qualche anno dalla prima dose. Molti casi negli adulti che osserviamo oggi sono in soggetti mai vaccinati o vaccinati con una dose. Al momento, la necessità di ripetere la vaccinazione con un terzo richiamo negli adulti che abbiano fatto due dosi nel passato non si ravvisa. Purtroppo il fatto che il morbillo sia ancora endemico in Italia dipende da due fatti banali: 1) copertura insufficiente fra i bambini (<95% con due dosi in tutte le regioni italiane); 2) presenza di molti adulti mai vaccinati e ancora suscettibili perché non hanno mai preso il morbillo. E' su questi due fronti che bisogna intervenire

  2. I miei mi hanno raccontato che il mio caso di morbillo , negli anni 70 , fu piuttosto grave. con febbre fuori controllo e delirio (“vedevo i ragni..”). Quanto sento dire , da alcuni, che vogliono prenderselo per diventare più forti mi scatta una forma di rigetto per la razza umana

    • La rassicuro: non si faccia venire il rigetto per la razza umana. Chi scende in piazza a protestare contro i vaccini sono una esigua minoranza. Grazie a Dio il 90% dei genitori vaccina i propri figli senza fare storie. Un 5% ha bisogno di un po’ più di pazienza, ma poi ragiona e si convince.

  3. Ma è pazzesco: intervistano la mamma della ragazza che è stata in coma a causa del morbillo e nonostante questo, sembra ancora convinta di aver fatto bene a non vaccinarla perché “il sistema immunitario si deve sviluppare” :-O. M’aspettavo che la ragazzina la schiaffeggiasse e invece, povera stella, sorride ancora. Va be’ che la mamma è sempre la mamma, ma se errare è umano, perseverare è diabolico

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