I vaccini non c’entrano…

Uno degli argomenti degli antivaccinisti è che molte malattie infettive siano scomparse grazie al miglioramento delle condizioni socio-economiche ed ambientali, e che dunque i vaccini non centrino nulla con la scomparsa di malattie come vaiolo, difterite o polio. Come sempre accade negli argomenti pseudoscientifici, questi partono sempre da una base di verità: è ovvio che la lotta alle malattie infettive sia stata condotta attraverso azioni di igiene generale e che la distribuzione di acqua potabile abbia avuto un ruolo importantissimo nella riduzione di alcune malattie infettive. Come è anche ovvio che in presenza di malnutrizione le malattie infettive producano un carico di mortalità assai più alto. Ma, come al solito, su questa base di verità lo pseudoscienziato imbastisce la sua teoria strampalata: anche senza i vaccini, quindi, le malattie infettive si sarebbero potute combattere con acqua pulita e cibo sano? Mi piacerebbe immaginare come malattie tipo vaiolo o difterite, che si trasmettono per via aerea, sarebbero potute essere prevenute grazie all’acqua potabile o la corretta alimentazione. Prova ne è che il morbillo, la rosolia o la varicella ancora imperversano in Europa, nonostante acqua pulita, alimentazione corretta e via dicendo: queste malattie non sono ancora sotto controllo perché i livelli di immunità di gruppo non sono stati raggiunti a causa di coperture vaccinali insufficienti.

Ma la prova più convincente ci viene proprio dalla poliomielite. Oggi gli ultimi casi di polio si registrano in alcune zone di Pakistan, Afganistan e Nigeria: sono zone isolate dove i talebani da una parte e Boko-Haram dall’altra rendono impossibili le campagne di vaccinazione. In India, ad esempio, la poliomielite, grazie ad uno sforzo enorme in termini di vaccinazioni, è stata eliminata già da anni. Ebbene, chi crede che sia stato il miglioramento delle condizioni igieniche a bloccare la polio in India, dia uno sguardo alle fotografie qui sotto (scattate in India, of course). Sfido il più duro dei ciarlatani a dimostrarlo.

latrina a cielo aperto

acque reflue superficiali

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

2 Comments on "I vaccini non c’entrano…"

  1. Gentile Dottore, ho una curiosità. Ma negli adulti, con il passare del tempo, immagino che possa esserci una minore protezione del sistema immunitario verso certe malattie per cui si è stati vaccinati in tenera età. Questa riduzione della protezione può essere causa di aumento delle epidemie? ho letto che a Torino c’è stato un picco di morbillo tra gli adulti dentro gli ospedali. Se uno deve fare il richiamo per il tetano, deve farlo anche per altre malattie dopo molti anni?

    • Per quasi tutte le vaccinazioni inevitabilmente con il tempo i livelli di protezione diminuiscono. I Casi di morbillo che oggi si vedono fra gli adulti, però sono nella quasi totalità in persone mai vaccinate. Si tratta di soggetti fra i 20 ed i 40 anni che sono appunto nati in un periodo in cui la copertura vaccinale era ancora bassa (quindi non si sono vaccinati da bambini) e in più sono crescituti in una popolazione con bassa circolazione del virus, per cui sono arrivati all’età adulta senza aver mai preso il morbillo. Questo fenoimeno si chiama “accumulo di suscettibili” ed è diverso dalla evanescenza dei titoli anticorpali acquisiti con la vaccinazione. In definitiva, se non si è mai avuto il morbillo e non si è mai stati vaccinati, il vaccino va fatto. Se si è avuta la malattia da bambini il vaccino non serve.Se si è stati vaccinati da bambini e si lavora in ospedale, va fatto un controllo sierologico e in caso di mancanza di protezione, la vaccinazione.

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