Il decalogo del bravo ciarlatano

Fare lo scienziato, si sa, costa fatica. Elaborare una teoria, porsi un quesito scientifico e cercare di dimostrarlo con dei dati convincenti è un lavoro lungo e complesso. Eppure molti (ne ho conosciuti tanti nel mondo degli antivaxx) si dichiarano senza alcun pudore “ricercatori” o “scienziati” pur non avendo nemmeno una pallida idea di come in realtà funzioni il dibattito scientifico, cioè quel processo faticoso che porta allo stabilirsi di una verità scientifica. La verità scientifica non è un dogma e neanche qualcosa di scolpito nella pietra. La verità scientifica potremmo definirla come “la conoscenza che si ha in un certo momento storico su un certo argomento e che viene accettato come tale dalla comunità scientifica”. La comunità scientifica non è una casta, né una setta segreta. Si entra a far parte di questa comunità semplicemente dimostrando la propria credibilità. Un bravo ricercatore formula una teoria o, più semplicemente pone un quesito scientifico, e quindi lavora per produrre dati e prove a sostegno della sua teoria. Se ottiene i risultati sperati, li presenta alla comunità scientifica attraverso i canali rappresentati da pubblicazioni e convegni. Il risultato del dibattito che ne segue porterà o al rifiuto o alla accettazione da parte della comunità scientifica di questa nuova evidenza. La verità scientifica si basa proprio sul complesso di tutte le evidenze pubblicate su un determinato argomento. In questo video provo a spiegare molto brevemente la differenza che passa fra un bravo ricercatore ed un cialtrone. Poiché, da quando mi sono affacciato sul mondo degli antivaccinisti per cercare di comprendere le loro ragioni, mi sono imbattuto in numerosi ciarlatani, colgo l’occasione per pubblicare un decalogo. “Le dieci regole d’oro del perfetto ciarlatano” rappresentano una buona guida di partenza per chi, girando sul web, voglia verificare se le affermazioni postate su questo o quel blog sono frutto di una ricerca seria o se sono le parole di un cialtrone. In alternativa, possono rappresentare un’indicazione per chi, fra i lettori del mio blog, stanco del suo lavoro onesto ma faticoso, voglia intraprendere la carriera del ciarlatano. Il successo, di questi tempi, è assicurato.

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

3 Comments on "Il decalogo del bravo ciarlatano"

  1. Il punto 3 non è corretto. Open access non è sinonimo di bassa qualità, né tutte le riviste open access pubblicano qualsiasi cosa a pagamento. Riviste come PLoS Medicine sono open access, eppure sono peer reviewed ed hanno altissimo impatto. Nel meccanismo open access le spese di pubblicazione servono a garantire l’accesso gratuito a tutti ed a sostenere i costi di gestione della rivista stessa. Userei piuttosto il termine ‘predatory journal’ o riviste non-impacted, non-indexed in PubMed, non-peer reviewed (o almeno non rigorosamente), che hanno il solo scopo di fare cassa.

    • Caro Mattia, sono assolutamente d’accordo. Tu citi Plos One, ma direi l’intera serie BMC o la rivista ECDC Eurosurveillance sono open-access di assoluto livello con un referaggio trasparente e abbastanza duro. La frase nel punto 3 forse si presta a fraintendimenti: intendevo dire che fra le riviste open-access ce ne sono tante che sono spazzatura. Purtroppo in un “decalogo” ironico e divulgativo non posso usare termini come “predatory journals” che sono capiti solo da una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Comunque grazie del suggerimento!

  2. Grazie alla segnalazione di Mattia il Decalogo del Perfetto Ciarlatano è stato opportunamente modificato 😉

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