Mai più vaccino contro l’influenza

Il proprietario del negozio chiuso “per malattia” probabilmente non aveva fatto la vaccinazione contro l’influenza. Spesso questo é dovuto ad una diffusa sfiducia nei confronti di questa vaccinazione. È un mantra che sentiamo ripetere spesso durante la stagione invernale: “Quest’anno mi sono vaccinato, ma l’influenza l’ho presa lo stesso!” Ovviamente, chiunque abbia fatto questa esperienza e abbia interiorizzato tale convinzione, il prossimo anno sicuramente non si vaccinerà. L’efficacia del vaccino contro l’influenza, purtroppo, non è costante nel corso degli anni a causa della notevole variabilità dei virus influenzali. A questo si aggiunge che in inverno circolino tanti virus che provocano sintomi simili. E la frittata è fatta. La fiducia nei confronti del vaccino crolla. Il problema più serio è quando i medici percepiscono il loro sforzo per vaccinare i pazienti vano e frustrante. In questo video cerco di dimostrare come mai spesso i medici di medicina generale abbiano una forte percezione dell’insuccesso della campagna di vaccinazione contro l’influenza. La sfiducia nei confronti della vaccinazione contro l’influenza ha radici profonde, anche nella classe medica. L’unico modo per aumentare tale fiducia è informarsi correttamente sull’impatto della vaccinazione che, ogni volta che sia stato adeguatamente studiato, ha sempre dato risultati favorevoli sia in termini di salute che di impatto economico.

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

15 Comments on "Mai più vaccino contro l’influenza"

  1. Gaetano D'Ambrosio | 22 gennaio 2017 at 19:20 | Rispondi

    Complimenti, ottima e chiara spiegazione anche questa, comprensibile a tutti. Quest’anno, a causa dell’anticipato diffondersi della epidemia influenzale si é verificato in alcuni casi anche il fenomeno di pazienti che si sono vaccinati quando il virus già circolava e si sono ammalati pochi giorni dopo la vaccinazione semplicemente perché non avevano ancora sviluppato la risposta immunitaria.
    Un altro problema che affligge noi medici di famiglia, sul quale mi piacerebbe vedere e diffondere un’altra lezione, é rappresentato dal fatto che molti soggetti, soprattutto se riluttanti a vaccinarsi, attribuiscono al vaccino qualsiasi evento avverso si manifesti nei giorni (talvolta nelle settimane!) successive alla vaccinazione. Costoro non solo si lamentano dell’inefficacia del vaccino ma attribuiscono ad esso il fatto di essersi ammalati! Io ho una paziente che, ancora dopo molti anni, mi rimprovera di averle provocato un dolore alla spalla chiaramente dovuto ad una periartrite. Conosco colleghi cardiologi che, pur essendo perfettamente consapevoli della innocuità del vaccino anti-influenzale, si rifiutano di somministrarlo ai cardiopatici più gravi per evitare di incorrere nel caso, abbastanza probabile, che il paziente si scompensi nei giorni successivi.

  2. Non ha mai avuto Il dubbio che il dolore alla spalla della signora insorto dopo la vaccinazione potrebbe essere dovuto agli adiuvanti contenuti nel vaccino? La letteratura scientifica ne parla.

    • Gent.mo Del Buono, non tutti i vaccini influenzali contengono adiuvanti. I vaccini adiuvati sono particolarmente indicati per i soggetti più anziani che hanno bisogno di un “rinforzo” per rispondere adeguatamente alla vaccinazione. Questi vaccini, per la presenza dell’adiuvante, possono essere più reattogeni, nel senso che producono con una frequenza leggermente maggiore rispetto agli altri una reazione locale. Ma il dolore causato dal vaccino al braccio (ed eventualmente proiettato alla spalla) è transitorio e passa dopo qualche giorno al massimo. In questo caso il Dott. D’Ambrosio si riferisce ad una periartrite cronica: si tratta di un evento comunissimo nei soggetti anziani e certamente da non ascrivere ad una vaccinazione. Non so a quale letteratura scientifica fa riferimento. Se magari me la indicasse potremmo discuterne con più cognizione di causa. Sarebbe una buona occasione per chiarire alcuni dubbi sugli adiuvanti contenuti in alcuni vaccini.

  3. Gent.mo Professore La ringrazio per la celere risposta e mi permetto di sottoporre alla sua cortese attenzione qualche pubblicazione in cui si fa riferimento all’oggetto del mio dubbio. So che il suo tempo è prezioso, quindi veda lei se può commentarli.
    Cordialmente
    Orlando Del Buono
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27417999
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22235045
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10648110

    • Gent.mo Del Buono, non solo sono contento di impiegare il mio tempo per risponderle, ma le annuncio che il tema che lei solleva sarà trattato estesamente appena possibile su questo blog. Le pubblicazioni che lei allega si riferiscono ad una teoria, sostenuta dal ricercatore Schoenfeld, per cui l’esposizione a vaccini o adiuvanti scateni reazioni autoimmuni. E’ un tema che conosco bene. Se guarda bene le pubblicazioni (nel mio post in preparazione ne elencherò anche altre sul tema) si tratta solo di una teoria basata su ipotesi e qualche studio sperimentale in vitro o su animali. Schoenfeld non è al momento riuscito a produrre prove concrete e la comunità scientifica internazionale non da molto credito a questa teoria, visto che le evidenze in senso opposto sono robuste. Comunque la ringrazio per aver sollevato il problema e spero che commenti il mio prossimo (spero a breve) post sull’argomento.

  4. Salve,

    mi chiedevo, quali classi della popolazione dovrebbero fare il vaccino anti-influenzale? Tutti indiscriminatamente o solo alcune fasce?

    Grazie

    • Gentile Andrea, chiunque può vaccinarsi contro l’influenza se vuole diminuire il rischio di prenderla. Ovviamente, da un punto di vista della sanità pubblica bisogna dare delle priorità. Per questo motivo si sono individuate delle categorie di persone che, per vari motivi, potrebbero avere delle forme di influenza grave oppure devono essere vaccinati prima degli altri per via del loro lavoro. Alla prima categoria appartengono gli anziani >65 anni, alla seconda gli operatori sanitari. La lista completa di tutte le categorie a rischio la trovi sul sito del Ministero della Salute. Trovi la lista a pagina 9 del documento.

      • Riconosco che la mia domanda era tendenziosa…
        Non vivo in Italia, ma da noi (Scozia) vogliono fare la vaccinazione a tappeto di tutti i bambini in età scolare. A quanto ne so è uno dei pochissimi paesi, se non l’unico, a fare così.
        Considerando che 2 anni fa la copertura è stata del 30%, questa è una politica giusta? Vale la pena di approfittare?

        • Non è l’unico: questa politica è da tempo adottata negli USA, dove al momento hanno raggiunto una copertura media intorno al 50% nella popolazione generale. Il razionale di vaccinare i bambini esiste (sono quelli che si ammalano di più e trasmettono di più la malattia), ma l’impegno per farlo è enorme. In Italia in alcune regioni i pediatri vaccinano i bambini, ma le coperture sono comunque basse. C’è da dire che, anche se raggiungi una copertura del 50% ed il vaccino fosse efficace al 50%, raggiungeresti comunque un buon obbiettivo riducendo di un quarto i casi di malattia. Siccome i numeri dell’influenza sono altissimi, il risultato sarebbe comunque apprezzabile. In USA ragionano così e vanno avanti con l’offerta universale

  5. Alessandro Marinosci | 29 maggio 2017 at 23:27 | Rispondi

    Ho letto qualche posizione di Tom Jefferson molto critica sul vaccino dell’influenza, supportata da revisioni della Cochrane (una sui soggetti sani e una che valuta l’efficacia nel vaccino dell’influenza tra gli operatori sanitari di lungodegenze nel ridurre i contagi). Jefferson è uno scienziato sinceramente critico o che strizza l’occhio al complottismo (ho dato un occhio al suo blog). Qual è la sua opinione, se posso?

    • Tom Jefferson è una persona seria. Ha una forte opinione personale contraria alla vaccinazione contro l’influenza. Le sue revisioni sistematiche sono un poco influenzate da questo atteggiamento preconcetto. Infatti recentemente ad una sua revisione sistematica è seguita una risposta di un gruppo di ricercatori che hanno analizzato i suoi stessi dati e sono giunti ad una conclusione opposta. Il problema è che i vaccini antinfluenzali hanno una efficacia variabile e molti anni estremamente bassa (a causa del mismatch con i virus circolanti). Ma questo fattore, quando si leggono bene i dati, viene comunque compensato dalla riduzione globale dei casi di una malattia che è così frequente. Tornando a Jefferson, credo che rappresenti la prova provata che il metodo scientifico e il mondo della scienza nel suo complesso funzioni: esistono le voci critiche come quella di Jefferson sull’influenza (quando la critica è fatta usando gli strumenti della scienza) ed esiste un dibattito vero basato su prove e controprove. Per avere un’idea robusta è necessario analizzare tutte le prove e vedere la maggioranza delle evidenze dove si pone. Nel caso del vaccino influenzale si è tutti concordi che non sia un vaccino perfetto (si studia da tempo un vaccino “universale”) ma gli esperti di sanità pubblica sono tutti convinti che sia meglio di niente: non per niente WHO, CDC ed ECDC sono forti supporter della vaccinazione contro l’influenza.

      • Alessandro Marinosci | 30 maggio 2017 at 12:14 | Rispondi

        Grazi mille per avermi chiarito le idee. I miei dubbi erano partiti dal fatto che le raccomandazioni CDC sostengono il vaccino antinfluenzale.
        Potrebbe inviarmi il link o la reference della risposta dei ricercatori alle revisione di Jefferson? Grazie mille.

  6. Ottimo articolo!

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