Quando i vaccini sembrano non funzionare

Ho appena pubblicato un breve video sul mio canale YouTube in cui spiego come mai, in corso di epidemia, molti casi si verificano in soggetti vaccinati. Recentemente, in occasione della campagna di vaccinazione contro la meningite in Toscana, si è accesa una discussione sul fatto che circa il 20% dei casi segnalati di meningite fossero stati vaccinati in un passato più o meno lontano. La discussione è stata incentrata su vari aspetti: quanto dura l’immunità conferita dal vaccino? qual’è la sua efficacia? quanti sono i fallimenti vaccinali? Ma pochi si sono chiesti se fosse normale o no avere il 20% di casi vaccinati. Perché la questione è proprio questa: avere una certa quota di casi vaccinati è normale, in quanto nessun vaccino è mai efficace al 100%. La questione è: il 20% di casi vaccinati è poco o molto? È una quota attesa?

Se avete 5 minuti a disposizione, seguite il semplice ragionamento in questo video e poi ne parliamo.

 

About the Author

PL Lopalco
Sono professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Pisa. Sono un epidemiologo, esperto di politiche vaccinali e medicina basata sulle evidenze. Ho vissuto per 10 anni a Stoccolma dove ho lavorato come responsabile del programma delle malattie prevenibili da vaccini e poi come capo della sezione per la valutazione scientifica nel Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC).

11 Comments on "Quando i vaccini sembrano non funzionare"

  1. Finalmente un medico barese che ama la scienza e rifugge dalle fumisterie

  2. Bellissimo e chiarissimo. Già condiviso sulla mia pagina professionale

  3. Annalisa Neviani | 16 gennaio 2017 at 23:00 | Rispondi

    Spiegazione perfetta!

  4. Molto chiaro!

  5. Poiché negli ultimi giorni ho raccolto più di una perplessità sulla fondatezza scientifica di quanto cerco di spiegare nel video, tengo a precisare che, mi sembrava ovvio, il video rappresenta una semplificazione divulgativa per far comprendere un fenomeno apparentemente semplice, ma in realtà piuttosto complesso di dinamiche epidemiologiche. Per chi volesse approfondire il tema, consiglio la lettura di un bellissimo articolo di Walter Orenstein, che rappresenta la pietra miliare della valutazione di campo della efficacia vaccinale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2536484/pdf/bullwho00089-0084.pdf

  6. Chiara Lestuzzi | 24 agosto 2017 at 20:29 | Rispondi

    C’è solo un appunto da fare: nel video si dà per scontato che TUTTI i non responders alla vaccinazione si ammaleranno, mentre (se la copertura vaccinale è molto alta e l’efficacia del vaccino pure) per effetto gregge alcuni non si ammaleranno lo stesso.
    Mi pongo il problema perché sto condividendo questo articolo nelle pagine di persone con le idee confuse, ma mi aspetto già la critica!

    • L’esempio del video (che si riferisce ad un modello teorico) si riferisce appunto ad una situazione in cui il microrganismo continua a circolare. Se è questo il caso, in un modello di trasmissione TUTTI i suscettibili prenderanno l’infezione prima o poi. Il modello non funziona più solo se si raggiunge e si completa l’immunità di gregge, si raggiunge cioè la soglia per l’interruzione della trasmissione. Solo allora i suscettibili saranno protetti dalla trasmissione. Ma parliamo appunto della situazione in cui la malattia sia stata eliminata dal territorio.

  7. maurizio bagnoli | 10 gennaio 2018 at 22:00 | Rispondi

    Ho condiviso su linkedin il video. Mi sembra molto chiaro, ti ringrazio per il preziosissimo contributo

  8. mi sembra che il tentativo di semplificazione sia eccessivo, nemmeno la peste nera credo avesse una percentuale di contagio del 100%, affermare aprioristicamente che col 50% di copertura l’altro 50 si ammalerà sicuramente mi sembra quantomeno non corretto.
    Secondo questo documento

    https://www.ulss7.it/documents/10181/448803/10_Tomasi.pdf/63f792a3-51fa-455c-b0e7-d985e895024f

    in Toscana abitavano 3,753 milioni di persone di cui 1,089 milioni risultavano vaccinate (immuni+non responder). I casi segnalati risultano essere 40 nel 2016, se come dice lei il 20% dei casi era vaccinato ne deduciamo fossero 8 vaccinati e 32 non vaccinati. I contagiati non immuni rappresentano quindi circa lo 0,0012% del totale e danno quindi una indicazione del livello di contagio: lo 0,0012% dei non immuni si ammala. Si deduce quindi che gli 8 ammalati vaccinati rappresentano lo 0,0012 del numero dei non immuni totali tra i vaccinati ovvero 0,66 milioni che però rappresenta circa il 50% dei vaccinati. Se a questo aggiungessimo il fatto che verosimilmente la percentuale di vaccinati potesse essere maggiore nella zona più interessata dal contagio credo che questo dato darebbe un risultato anche peggiore.

    • Caro Alessandro, l’esempio nel video era esclusivamente didattico e non si riferiva ad alcuna malattia reale. Serviva a far capire il concetto. I calcoli che fai sono poco chiari e non capisco onestamente cosa vogliano provare. PS: il dato del 20% dei vaccinati fra i casi era un dato molto preliminare apparso sui mezzi di informazione.

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